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2013/05/10

Individuale


Questa volta voglio parlare di una idea, anche se idea è riduttiva dell’argomento che affronterò in questo racconto. Mi sbaglio a definirlo un racconto, forse, non posso definirlo un articolo, semmai un concetto trasferito dalla mente alla carta anche se virtuale di questo blog per cercare di condividere con altri, i miei lettori abituali ma anche gli occasionali, quello che intendo. Parliamo dell’uomo, non io in quanto degno rappresentante della razza umana ma tutti noi che ci identifichiamo dietro un nome e a volte un cognome, gli uni diversi dagli altri eppure tutti tremendamente uguali dentro. Tutti dotati di un cervello, non voglio qui discutere di quanto grande possa essere il mio e quanto quello di ognuno di voi, non è importante, tutti dotati di un cuore, fegato mani e piedi.

Siamo tutti tremendamente uguali eppure diversi dentro. Affrontiamo l’argomento partendo da un punto fermo. L’essere umano è, ognuno lo è, individuale. Io sono io e tu se tu, come ognuno di quelli che sono in mezzo a noi sono loro stessi. Corretto? No, perché non sempre si rivela corretto, cioè nella norma dovrebbe essere così eppure c’è sempre chi si atteggia, si mimetizza, si atteggia, come un camaleonte cambia la pelle, una volta serpente a sonagli e una volta agnello, cambia l’abito come il monaco, o forse il monaco che diventa diavolo e viceversa. 

Io chi sono? Partiamo da un punto fermo, inizio guardandomi nello specchio, dovendo dare un significato a questa mia fatica letteraria devo pur partire da una idea, non preconcetta, libera visto che di me sto parlando e quindi vera, reale. Volendo basare la risposta su ciò che osservo allo specchio potrei fare un errore. Io non sono quello che lo specchio dice che sia. Lui mi dice che sono un uomo di una certa età con i capelli grigi, quei pochi capelli che sono rimasti beninteso, pelle liscia nonostante l’età, gli occhi verdi, poche rughe sul viso. Mi conoscete? Vi basta guardarmi in faccia per capire tutto di me? No, perché l’aspetto esterno non è sufficiente per conoscere una persona, l’abito non fa il monaco. E non potreste nemmeno conoscermi partendo dalla considerazione che ho un cuore, un fegato, la bile e lo stomaco, gli occhi e la bocca, magari i denti e le orecchie esattamente come i vostri. Certo che poi non tutti questi dettagli possono dare una fotografia certa di me come individuo, a me il cuore funziona benissimo, a qualcun altro non altrettanto, io potrei avere gli occhi ma non la vista e tu le orecchie ma non l’udito e quindi la mia similitudine, l’essere uguale a te partendo da un concetto generale ecco che finisce nel momento stesso che ha avuto inizio. Io sono io e come me nessun altro e tu lo stesso e tutti siamo chi vogliamo o possiamo essere. 

Siete d’accordo con questo pensiero? Qualcuno vorrebbe dire che per conoscere il carattere e le caratteristiche fisiche di chiunque è necessario entrare all’interno della mente e del corpo, entrare e scandagliare la psiche per capire ogni e più recondito significato e farsene una ragione. 

Cui prodest? Vi rendete conto di quello che mi si dice? Ogni volta che io conosco un individuo dovrei entrare nella sua mente e analizzarla, scannerizzarla affinché la mia conoscenza di lui diventi totale? Personalmente non saprei che farmene. Se incontro il lattaio non ho alcun interesse a entrare nella psiche e magari scoprire che ha tendenze omicide oppure che ama coltivare orchidee, non mi cambia la vita tutto questo. Per quale recondita ragione dovrei approfondire la mia conoscenza individuale se poi non ho ragioni di mantenere un serio e continuativo rapporto? Non voglio esser preso per razzista, ho parlato del lattaio (supposto ne esistano ancora) ma potevo parlare del parroco, del medico o di chiunque altro frequento per bisogno divino o materiale con regolarità nel corso della mia vita. 

Siamo tutti individuali, non individualisti, non confondiamo il pensiero, il verbo, non ho detto, anzi scritto, che dobbiamo essere per forza unici. Siamo individuali perché io non sono uguale a ognuno di voi al cento per cento, ognuna delle mie caratteristiche principali differisce di una piccolissima frazione tale che quello che potrebbe sembrare perfettamente uguale invece non lo è affatto. Nemmeno i gemelli monozigoti sono uguali al cento per cento, nonostante siano prodotti dalla stessa cellula uovo fecondata da un singolo spermatozoo che si divide per un, chiamiamolo, incidente. Possiedono dunque lo stesso patrimonio genetico, hanno lo stesso sesso, gli stessi occhi, gli stessi capelli, lo stesso gruppo sanguigno, gli stessi caratteri somatici. Ma ognuno di loro sarà diverso, se non per l’aspetto nella sostanza. Non voglio entrare in spiegazioni scientifiche visto che questo non è il mio campo, leggo sulla fida enciclopedia che minime differenze sono possibili e dunque anche i gemelli monozigoti sono simili, drammaticamente uguali eppur diversi, sono individuali e come loro io e tutti voi. Ogni individuo, ogni singolo ente in quanto distinto da altri della stessa specie viene dunque considerato nella propria individualità. 

Io e te non siamo semplicemente ciò che vediamo riflesso nello specchio, siamo, ognuno e individualmente delle piccole frazioni dell’universo. Siamo comunque afflitti da concezioni e idee che tendono a negare la logica dell’individualità ed ad affermare l’onnipotenza della categoria. Tutto o tutti ma nessuno unico. Queste concezioni negano l’individuo perché questo è un diverso, non riducibile all’identità dell’uguale, laddove la mira di queste logiche di qualsiasi stampo siano non importa, è ridurre tutto all’uguaglianza dell’identico, all’annullamento del dissimile, alla soppressione del mistero della singola individualità, a vantaggio di un pensiero omologante e identitario in cui tutto sia trasparente e ovvio, tutto coincida con tutto. E’ il delirio di una umanità che ha smarrito il senso del particolare e il rispetto del singolare, per un amore smisurato al sogno di sempre di rendere il simile identico al diverso. 

Esiste una terza via tra questi opposti, può, in altri termini, l’individuo tornare a essere protagonista della vita? Non voglio con questo affermare che l’individuale individuo, mi si permetta il gioco di parole, deve essere un assoluto essere esaltato e riproposto. Anche questo concetto è infatti falso, non potendo essere nessun individuo veramente assoluto. Il dramma della negazione dell’individuo sta tutto nella concezione che una filosofia quale fu l’attualismo ebbe della relazione tra io e mondo, come costrinse in una identità senza vie di uscite quale fu quella del pensato e del pensare, l’uno contenuto dell’altro, dalla cui immedesimazione si perdeva sia il concetto dell’individuo sia quello stesso della relazione.

Se tu sei alla ricerca di te stesso, se pensi di far parte di un sistema nel quale non ti riconosci, pensaci bene, sappi che qualsiasi sforzo tu possa attuare, qualsiasi azione intraprendi sarai costretto a allargare il tuo orizzonte osservardo bene il mondo che ti circonda. Un mondo formato di tanti individui che si somigliano fra loro, puntini simili eppure diversi in una distesa piatta che non sa riconoscere te o me in mezzo alla massa. Se comprendi questo concetto o idea ecco che sei già a metà del tuo cammino. Continua a guardarti nello specchio e a chiederti chi sei realmente, che tipo di individuo vuoi essere e come vorresti che ti vedano gli altri. Solo così potrai migliorare te stesso e anche quella parte di te che ti circonda. 




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