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2013/11/26

Odio per sempre

L’odio, non c’è altro motivo. E l’elettorato l’ha capito benissimo. Questo intestardirsi della sinistra sulla decadenza di Berlusconi, il tentativo di cancellarlo dalla scena politica alla prima occasione utile, di liberarsi del nemico che li ha sempre sconfitti alle elezioni, la dice lunga sull’immaturità politica del Partito democratico. Non bastano le battute di Renzi e l’atteggiamento serioso di Letta a stordire l’opinione pubblica perché anche il più distratto degli italiani sa che siamo alla vendetta, al piatto da consumare freddo, alla legge del West, chi estrae per primo la pistola resta vivo. Nessuno voleva obbligare i cosiddetti democratici a votare a favore del Cav, si chiedeva solo di far pronunciare la Corte costituzionale (che non è certo un organo di Forza Italia) sul nodo cruciale della retroattività. Niente da fare, dagli all’untore, bruciamo lo stregone.  Ma la realtà è sotto gli occhi di tutti, nonostante i goffi tentativi del Pd di nasconderla: in questa Italia il fondatore delle Brigate Rosse, Renato Curcio, è stato chiamato a Bologna come “docente” di un corso sulla sofferenza lavorativa; Cosimo Mele, l’ex parlamentare Udc, è passato dalle notti con le escort alla poltrona di sindaco di Carovigno; Cicciolina è stata parlamentare dei radicali quando era pornostar e ora viene invitata alle manifestazioni politiche e agli eventi di beneficenza; Piero Marrazzo, l’ex governatore del Lazio travolto dallo scandalo dei trans, è tornato al lavoro, non alla scrivania ma direttamente in video, con una trasmissione su Raitre. L’unico espulso a vita – per una sentenza discutibile e discussa – è Silvio Berlusconi. Non perché sia giusto espellerlo e neppure perché pochi credono che uno come lui abbia evaso l’uno per cento di tasse. Ma perché fa comodo alla sinistra. (cit. secolositalia.it)

2013/11/05

Africa oggi, Europa domani!

Condivido con voi alcune note stese durante un viaggio africano dove è continuo il contatto con una realtà economica e sociale che ogni volta mi porta quasi naturalmente a rendermi conto di come l’organizzazione del mondo sia sempre più assurda e fondamentalmente sempre più ingiusta. Mentre le polemiche italiane si perdono lontane sullo sfondo sfuocato via internet, in questi giorni ricordo ben altri problemi dio da una povertà assurda, ingiustizie clamorose e in generale un costante peggioramento della situazione che coinvolge buona parte dell’Africa ma anche di altri miliardi di persone. 
Le tragedie come l'ultima di Lampedusa non sono che la punta dell'iceberg, la cartina tornasole di quello che oggi avviene nel continente africano. 

Possiamo decidere di infischiarcene e di pensare solo o innanzitutto a noi stessi, di alzare muri, di ignorare la realtà, ma non credo che possiamo sfuggirne, o almeno a me non riesce, soprattutto se la si vede e la si tocca con mano. E’ comunque un atteggiamento miope non parlare di questi problemi globali, di accantonarli dal dibattito collettivo visto che il mondo è di tutti e questi problemi ci coinvolgeranno sempre di più, noi e le prossime generazioni cui stiamo preparando un disastro economico ed ambientale e quindi è assurdo far finta di niente. Credo di avere il dovere di darne almeno testimonianza cercando di coinvolgere persone, sottolineando che ci sono alcuni elementi di fondo che credo debbano essere presi a base di un ragionamento che ciascuno è poi libero di continuare all’interno della propria coscienza.

Il primo è che quando ero bambino la terra aveva 2 miliardi di abitanti, ora ne ha 7 e si prevede saranno 11 per la fine del secolo. Il pianeta, razionalizzando, può permettersi di sfamarci tutti ma non può più vivere di spreco alimentare ed energetico con tutti i problemi conseguenti.
La seconda considerazione è che oggi il 20% dell’umanità consuma l’80% delle risorse e se questo 20% diventasse anche solo il 30% saremmo alla bancarotta ambientale. La terza constatazione  – e l’Africa e l’Asia ne sono l’esempio più lampante – è che molte di queste società non sono in grado di cavarsela per una sostanziale inefficienza del loro “sistema” interno che a livello nazionale scimmiotta in peggio i nostri schemi democratico-parlamentari,  spesso recuperandone solo gli aspetti peggiori o esteriori, ma  senza poi neppure tentare di concretizzare quei correttivi che, almeno in parte, dovrebbero garantire la giustizia e la trasparenza nella nostra società “occidentale”. Immagino tante ironie vista la situazione italiana nell’affrontare l’argomento, ma da noi non capita comunque che ti fermi un poliziotto ed apertamente ti minacci chiedendoti dei soldi solo per lasciarti proseguire, o che vi sia assoluta insicurezza di vita, nessun controllo o garanzia economica o finanziaria, nessuna prevenzione sul lavoro o rispetto per la vita umana. 

Lo so che da noi c’è la crisi, che innanzitutto dobbiamo pensare a noi stessi e a difendere il nostro status sociale, ma non avete un’idea che cosa sia la “crisi” (permanente) in oltre metà del mondo.
D'altronde la prima volta che arrivai in Nigeria c’erano circa 21 milioni di abitanti e oggi forse sono 80. Nessun governo, nessun statista, nessuna società potrebbe realizzare comunque in questa situazione sufficienti servizi di base e in altre zone va anche peggio perché quel poco che c’è è distrutto da guerriglia, malattie e disastri vari. La prima cosa da fare è quindi secondo me stabilizzare il numero degli abitanti del pianeta o non ci sarà possibilità di riprendersi. Non è impossibile farlo anzi è relativamente facile anche senza impiegare mezzi coercitivi o violenti ma innanzitutto con l’istruzione, l’educazione, la volontà di aiutare finalmente le donne di questo pianeta che sono di solito le peggio trattate in troppe società. 

La seconda questione è “come” aiutare da parte dei paesi ricchi e qui il bilancio è desolante visti gli sprechi, gli eccessi, il cattivo esempio che diamo nella gran parte dei casi. Ci sono tanti casi positivi anche eroici – e lo vedo soprattutto a livello di impegno religioso dove persone hanno sacrificato a questo fine tutta la loro vita - ma sono stupende eccezioni perché a fallire non sono di soliti i piccoli progetti o le realtà locali ma soprattutto le organizzazioni internazionali, la banca mondiale, gli aiuti di stato che vengono sciupati, dispersi, depredati alimentando un moltiplicarsi ignobile della corruzione. L’Italia ha grandemente ridotto le cifre della sua cooperazione internazionale - che molto spesso peraltro erano soldi spesi male - ma la filosofia che sta alle spalle della “cooperazione” (per esempio a livello europeo) parte con obiettivi magari anche positivi ma poi si ferma perché resta a livello di mega-infrastrutture. Sono opere quasi mai capite e vissute a livello della gente che poi dovrebbe usarle, oltre ad avere un pessimo rapporto costo-risultati e nessuna manutenzione, il che garantisce di solito il loro pronto fallimento. 

Quanti sanno che una notissima organizzazione dell’ONU spende in costi di gestione interni il 79% del proprio bilancio? Non solo, l’ignoranza e la povertà alimentano la distruzione ambientale di quello che resta e non sono solo fenomeni d’immagine come gli elefanti ammazzati per recuperarne le zanne, ma - per esempio - una pesca sfrenata e incontrollata che a ogni latitudine impoverisce il mare oltre ogni limite, ma usando poi comunque solo una parte del pescato che in buona parte viene poi sottoutilizzato o distrutto. Milioni di pescatori poveri vivono con ridicole quantità di pescato giornaliero, ma super-pescherecci prosciugano il mare “spianando” fondali e distruggendo in modo sistematico gli habitat dalla riproduzione marina applicando mezzi di pesca elettronici su larga scala.  Chi se ne preoccupa? Sembra nessuno e questo vale anche per l’uso scriteriato della (poca) acqua buona che c’è, per una gestione assurda dei rifiuti, per una agricoltura che obbedisce a criteri di sfruttamento e non di sostenibilità generale, per una politica energetica folle. Il mondo ogni anno per agosto “va in riserva” rispetto a quanto è in grado di autoprodurre e questo deficit è un pauroso rischio per le prossime generazioni. 

Credo che serva qualche idea, a cominciare però da una denuncia “politica” di quanto sia stata sciocca una decolonizzazione accelerata senza mettere in piedi prima delle strutture locali affidabili e minimamente competenti. Anche questo è un costo pagato alla “democrazia” (o alla demagogia?) che quasi sempre è solo  di facciata. Non ci sono più i “colonialisti” ma le multinazionali e il risultato è stato ben peggio. Il colonialismo aveva portato allo sfruttamento di popoli e di ricchezze naturali con le  “concessioni” che i governi colonialisti davano ai propri supporter, oggi sono le multinazionali senza volto e senza responsabili che gestiscono prezzi, economie, e speculazioni sulle materie prime dettando le leggi del commercio mondiale.

Ma allora perché ogni nazione “ricca” non torna ad adottare una o più nazioni povere e anziché polverizzare interventi non le aiuta sul serio, dall’inizio alla fine, dalle strutture politiche a quelle giudiziarie, dai consigli economici a diventarne mercato di sbocco a prezzi onesti dei loro prodotti, dall’obbligare all’istruzione? per dimostrare che un miglioramento si può avere se si si osservano delle regole condivise da tutti e non regalando, ma verificando man mano la crescita dei singoli paesi con in testa la solita parola chiave: darsi delle regole e farle osservare.

Ma perché a livello planetario non si impongono regole che appunto valgano per tutti? 

Pare che il 30% dei miliardari di dollari siano cinesi e se da una parte è curioso che questo sia il frutto di una rivoluzione che si dice tuttora “comunista” dall’altro si assiste – soprattutto in Africa – ad una rapina naturale che non ha paragoni con il fu colonialismo. La Cina, comunista a parole e iper capitalista nei fatti, sta disboscando il pianeta, distrugge mari e sottosuolo, se ne frega dell’effetto-serra, tratta da schiavi buona parte dei propri abitanti e quelli dei paesi intorno, invade il mondo con prodotti più o meno contraffatti, distrugge le aziende “nostre” come quelle di migliaia di realtà locali con una manodopera sottopagata e sfruttata… e noi non abbiamo l’attenzione, il coraggio, la volontà nemmeno di parlarne. 

Ma possibile che l’Europa che si vanta (o si vantava) di essere la coscienza civica del mondo non riesca neppure a controllare il proprio import? Se la terra è ormai un villaggio globale si devono imporre regole globali o siamo degli ipocriti e per di più saremo sconfitti come spesso già oggi siamo sudditi e non cittadini perché manovrati nei gusti, nei consumi, nelle scelte… vogliamo rendercene conto? E ancora più poveri e sconfitti sono e saranno i miliardi di poveracci che stanno peggio di noi, gli schiavi senza nome di oggi… altro che non cercare di scappare via Lampedusa, o di arraffare con la violenza quel poco che si può se ne capita l’occasione. Essere schiavi del consumo, del telefonino ipertecnologico, dei gusti di massa, dei giochi mangiasoldi come di una iperspesa per l’abbigliamento e quindi accettando per buone le mode come ci vengono proposte o le notizie come vengono diffuse (o non diffuse), è il grande limite di una società capitalista che uccide sé stessa perché accentra in troppe poche mani la gestione del pianeta, non ha più sistemi di autocontrollo e soprattutto ha perso quei valori che stanno alla base di una convivenza equa, soprattutto in un mondo sempre più “stretto”. In campo ambientale il quadro è ancora più nefasto: consumiamo in modo sconsiderato – Europa e Usa in testa – ma almeno con un riferimento di leggi più o meno osservate ma in Asia non è così, in Cina l’inquinamento è pauroso ma tollerato (o imposto) all’interno e nei paesi-satellite. Un disastro.

So benissimo che queste righe possono essere oggetto di critiche infinite, che ci sono mille obiezioni fondate e che in poche righe è difficile riassumere i concetti, ma servano almeno come spunto di silenziosa riflessione personale e alla domanda concreta “ma in questo disastro, io personalmente che cosa posso fare?” credo che la risposta più corretta sia almeno prenderne coscienza, reagire con scelte di consumo individuale più logiche e poi affrontare intorno a noi almeno un caso concreto, un piccolo problema, dandoci ciascuno un obiettivo diretto che magari è nella propria città o nel caseggiato davanti a noi - e non necessariamente al di là di un oceano - per risolvere o almeno cercare di risolvere “quel” problema. Far crescere questa coscienza di reciproca appartenenza ad un mondo globale, chiedere che il problema sia considerato a livello politico e dei governi è diventato indispensabile perché con questo atteggiamento di minor menefreghismo generale forse non avremo cambiato il mondo, ma sicuramente avremmo cominciato a farlo, ma prima di tutto avremo migliorato noi stessi.

2013/11/04

Mi sei amico? Aiutami.

Un amico nel bisogno è davvero un amico
L’ amicizia vera è un’ obiettivo da raggiungere, credo che dell'amicizia non si possa fare a meno. Gli amici sono coloro che ti stanno accanto in ogni momento, belli e brutti. Sono quelle persone che non ti abbandonano, nonostante tutto. Avere degli amici nella nostra vita con i quali condividere i nostri momenti di felicità e tristezza, è molto importante. Gli amici formano una parte fondamentale della nostra vita, ma non tutti coloro che ci circondano sono i nostri amici; dobbiamo saper distinguere tra un amico vero e una semplice persona che frequentiamo spesso. 

L’amico è colui che ci sta sempre accanto nei momenti in cui ne abbiamo bisogno, è colui che ci dà dei consigli anche se a volte non siamo d’accordo, è una persona di cui possiamo fidarci, che ci fa ridere, piangere, sognare ed amare. L’amicizia è la chiave della vita, la quale ci porta alla strada dell’amore e nella quale impariamo ad amare noi stessi ed i nostri simili; amare i nostri simili non vuol dire solo provare un sentimento speciale per il prossimo ma sapere accettarlo non per quello che ha, bensì per quello che è. 

Amicizia vuol dire anche fedeltà; l’essere fedeli in un rapporto di amicizia costituisce uno degli elementi fondamentali e fa si che esso sia lungo e duraturo perché essendoci fiducia sia noi come i nostri amici ci sentiamo più sicuri nel confidare i nostri segreti e quindi di stabilire un buon rapporto. Il vero amico è quello che non ti abbandona mai anche nei casi più difficili. Il vero amico è quello che ti difende dagli altri anche quando hai torto. Il vero amico è una persona speciale che non ti tradisce mai. 

Belle parole, profonde. Alla fine uno pensa che con gli amici si risolve tutto, che potrebbe anche fare a meno di sbattersi, tanto un amico lo si trova sempre per tirarci fuori dai guai. Invece no, provate a restare senza risorse, restare al verde.
Ecco allora che tutti quelli che si dichiaravano amici fraterni, amici veri, ecco che spariscono come neve al sole. Non li vedi piu' e se li cerchi si danno malati, morti, sepolti.

E' amicizia questa?

Personalmente sto attraversando un periodo nero, d'altronde sono molti gli italiani in gravi difficolta' anche economiche. Il mio grande problema è aver raggiunto la soglia dei 60 anni. Di colpo tutte le porte che prima erano aperte si sono chiuse. Da manager interessante sono diventato un peso, poco importa se l'eta' della pensione è 68 anni, anzi mettiamo pure 70. Non ha nulla a che vedere. A 60 anni si diventa inutili, e per questo motivo meglio non assumere uno cosi', meglio non dargli un lavoro perche' altrimenti rischia di portare disgrazia a tutta la societa'.

E quindi?

22 milioni di disoccupati in Europa di cui il 40% giovani e un altro 40% vecchi. Vecchi capaci, esperti. Persone con una vita di eccellenza alle spalle e ancora qualche anno per rendersi utili a se stessi e agli altri. Niente, diventano carne da macello, inservibili.
Io sono diventato, mio malgrado, uno di quelli. Completato l'ultimo incarico con successo sono qui che guardo lo schermo del mio computer cercando le parole per esprimere tutto il mio disgusto per questa crisi che colpisce soprattutto i piu' deboli, non solo i giovani, anche i vecchi, quelli ancora attivi, quelli capaci di risolvere i problemi, costretti a elemosinare un aiuto agli amici, che guarda caso si defilano tutti, e agli sconosciuti. 

Sono in crisi, in crisi nera, cerco un amico che mi aiuti.
Adesso per favore, dopo sara' troppo tardi.

Sinceramente 
Sergio Balacco