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2013/12/27

COMPLOTTO


Il web si sa è popolato di strani personaggi che credono di conoscere tutto e tutti.
Ecco in cosa mi sono imbattuto qualche giorno fa.
Non vi nascondo che sul momento mi era anche sembrato credibile poi, con qualche riscontro, il castello di carte è fragorosamente crollato. 
Comunque la lettura è divertente e ne vale la pena, con una avvertenza: non fatevi condizionare, molto di quello che è scritto è opera di una sapiente rilettura dei legami e degli eventi, costruito con pazienza e riempiti i vuoti con molta fantasia. In parole povere è stata inventata una storia che potrebbe sembrare credibile. 

Noi sappiamo che non lo è. Buona lettura.
_______________________________________________________________________________

C’è molta confusione sul Movimento Cinquestelle, proviamo a fare un po’ di chiarezza. Partiamo dalle parole che vanno per la maggiore: ”Grillo, Casaleggio, Massoneria, Cinquestelle, Poteri Forti ecc ecc”.

Vi faccio qualche domanda. Voi pensate che in un modo o nel caso dell’Italia in un paese dove i poteri forti (aggiungiamoci anche massonici) che gestiscono i nostri governi, che gestiscono la nostra moneta, che sono infiltrati nella nostra magistratura, nella nostra politica, nella nostra economia, permettano a un Movimento se non ha alcun rapporto con loro di avere oltre il 25% dei voti alle elezioni ed oltre 160 parlamentari eletti con l’applauso anche del loro braccio armato com’è avvenuto con la Goldman Sachs ?

Se siete così ingenui, vuol dire che nella vita per comodità avete sempre scelto la pillola blu, scartando quella rossa che vi avrebbe portato fuori dalla matrix.

Con la pillola rossa vi sareste resi conto che questi poteri hanno creato e finanziato guerre mondiali, hanno fatto morire milioni di persone per arrivare a mettere le mani sul meccanismo di creazione della moneta dei diversi stati ed è tutto documentato. Hanno creato conflitti a tavolino per far fuori ogni loro reale oppositore ne avete avuto le prove con Saddam, con Gheddafi e probabilmente lo stesso è accaduto, anche se è meno provato, con Moro, Kennedy, Lincoln, ultimamente è andata meglio a Farage ed Orban entrambi usciti miracolosamente illesi da gravi “incidenti”. Questi poteri  hanno messo le mani sulle industrie farmaceutiche, su quelle alimentari, hanno attuato politiche di riduzione della popolazione, hanno fatto eleggere i Presidenti degli Stati Uniti quelli dei servizi segreti, quelli delle forze armate e voi credete che lascino che qualcuno che dica ridateci tutto indietro e andatevene a fanculo  possa davvero essere da loro indipendente? Pensate questo? Pensate quindi che la perdita della sovranità monetaria sia semplicemente un errore contabile? Qualcuno in pratica che aveva sbagliato a fare i conti e per errore ha ridotto l’Europa in questo stato? mi state dicendo che allora tutto quello che occorre fare è dimostrare l’errore commesso analizzando due grafici di macro economia e gridare in una piazza che vogliamo tornare sovrani? Pensate questo? Vi basterebbe annusarla la pillola rossa per capire che l’euro non è un fallimento ma è invece la massima realizzazione del progetto di chi l’ha voluto ossia  di quelle elite assolutiste di matrice anglo-americana che vogliono la distruzione degli stati nazionali e che su questo progetto ci stanno lavorando da decenni e decenni. 

Ecco perché mi arrabbio quando sento che  anche giornalisti come Paolo Barnard che queste cose le conosce meglio di chiunque altro, va in Tv a proporre una nuova teoria monetaria dimenticandosi di dire che non gliela faranno adottare mai perché noi non siamo un popolo di ottusi che non sanno fare due conti ma siamo un popolo di schiavi con un fucile puntato alla nuca  e se non spieghiamo prima al popolo chi è che ci sta puntando l’arma contro non potremo dire ai nostri carnefici che non potranno  ammazzarci tutti perché prima o poi i colpi in canna finiranno. Solo così potremo scendere alle trattative. Perché questo nemico purtroppo non lo batti, ha avuto troppo vantaggio ma questo nemico odia essere smascherato e se lo tiri per la maschera rischi che vada via e ti lasci in pace.

Torniamo al Movimento Cinquestelle e a Casaleggio.  Rispondo subito alla domanda che vi sta maggiormente a cuore. Non c’è il ben che minimo dubbio che Casaleggio abbia rapporti con i poteri forti anche perché è tutto assolutamente provato.
Il socio con cui Casaleggio ha fondato la Casaleggio Associati è Enrico Sassoon (da un anno si è dimesso). Dal 1998 al 2006 è stato Amministratore delegato della American Chamber of Commerce in Italy nata per tutelare gli interessi delle multinazionali americane (vero cancro mondiale) in Italia ed è  Board Member di Aspen Institute Italy ossia una sorta di succursale del Bilderberg sempre creata dai Rockefeller.

Passiamo a Casaleggio che forse vi interessa di più. La storia professionale del guru del M5S inizia nella Olivetti di Roberto Colaninno (la Olivetti è tra le aziende maggiormente rappresentate al Bilderberg ed il suo fondatore è stato tra i promotori del Gruppo stesso) poi passa alla creazione della Webegg, di cui Casaleggio era amministratore delegato. Una società che si occupava di reti, web marketing ed e-governance per la pubblica amministrazione, controllata al 69,8 per cento da I.T Telecom Spa che a sua volta era controllata al 100% proprio da Telecom Italia (ricordiamo che lo storico amministratore delegato di Telecom è membro del direttivo del Bilderberg e che l’azienda è la più rappresentata dopo Fiat alle riunioni del Gruppo).

Poco dopo essere stata creata, la Casaleggio annuncia con un comunicato stampa di aver sottoscritto una partnership con la società statunitense Enamics, leader nel settore business technology management. Il board della Enamics rende l’idea della ragnatela di rapporti della società a stelle e strisce: Pepsico, Northrop Grumman, US Department of Treasury (Dipartimento del Tesoro Usa), Bnp Paribas, American Financial Group e JP Morgan, banca d’affari del gruppo Rockefeller (fondatore del Bilderberg, Commissione Trilaterale, Aspen e CFR) . Una rete di rapporti impressionante che si srotola anche Oltreoceano e che investe i nomi più importanti della finanza, dell’industria e del capitalismo mondiale.

Torniamo quindi ai dati reali e concludiamo con la certificata partecipazione di Casaleggio al Forum Ambrosetti  a CERNOBBIO, LUOGO SIMBOLO DELL’ESTABLISHMENT, covo dei poteri forti internazionalisti e sicuramente uno di quei posti dove l’esponente di un gruppo anti-casta ed anti-sistema dovrebbe farsi vedere solo con degli striscioni di protesta insieme a tutti i suoi parlamentari.

Ora che abbiamo capito che non c’è dubbio che Casaleggio sia un ponte di collegamento con i poteri forti (attenzione ho detto ponte di collegamento e non esponente) possiamo quindi dire che oggi il Movimento Cinquestelle sia un movimento che risponde a questi poteri?

Questo è l’errore che fanno i contestatori del Movimento.
Credete che chi voti Cinquestelle lo faccia per favorire questi poteri ? 
ASSOLUTAMENTE IMPENSABILE.

Credete che gli oltre 160 parlamentari eletti siano espressione di questi poteri? ASSOLUTAMENTE NO e basta guardare i loro background per capire che non c’è nulla di più distante tra loro ed i poteri forti.

Prima che nascesse il Movimento Cinquestelle l’Italia era sull’orlo di una crisi di nervi che sarebbe sfociata di li a poco in una rivolta popolare. Allora è colpa del Movimento Cinquestelle direte voi che ha ostacolato la rivoluzione. SBAGLIATO ANCHE QUESTO. Una rivolta disordinata ad opera di un popolo che neanche conosce chi è il suo reale nemico sarebbe stata repressa duramente e dopo sarebbero state adottate misure ancor più repressive contro il popolo ribelle che i poteri forti avrebbero usato come capro espiatorio per giustificare la situazione in cui versa il paese.

Ma una ipotetica violenta vittoria contro il popolo avrebbe intralciato i piani delle elite assolutiste che vogliono arrivare al potere ma sfruttando la finta democrazia e fingendo di usare metodi democratici. Loro non voglio la classica dittatura imposta con la forza e mantenuta con la repressione perchè la storia ha insegnato che quelle dittature non durano, loro vogliono una dittatura silenziosa ma eterna, un nuovo ordine mondiale dove i popoli siano schiavi inconsapevoli, consumatori compulsivi, burattini da manipolare ma lasciandogli credere che siano liberi di esprimersi in paesi democratici.
Qui entra in gioco Casaleggio. Crea un Movimento espressione della volontà popolare. Un Movimento che porti avanti le istanze dei cittadini onesti ossia di quelli che altrimenti si sarebbero ribellati. Ingaggia Grillo che nell’immaginario collettivo (e non ho motivo di credere che non lo sia davvero ma che anzi si sia spinto fin dove possibile) incarna perfettamente le qualità di un leader contro la casta ed a favore del popolo. Si scelgono candidati che non vengono dalla politica, che non sono espressione de poteri forti e che non sono attaccabili sotto nessun punto di vista.

I parlamentari Cinquestelle nel piano iniziale di Casaleggio dovevano nascere per combattere la casta, gli sprechi, portare in parlamento le battaglie del popolo che così si sarebbe finalmente sentito rappresentato. In pratica il Movimento sarebbe dovuto diventare un vero cane da guardia ma per i pesci piccoli ossia quelli che il popolo crede che siano il male assoluto (Berlusconi, Letta, Bersani, Renzi, la casta, gli sprechi, la diaria, le auto blue, le modifiche della Costituzione, l’omofobia, la Tav ecc ecc). Il popolo si sarebbe calmato sentendosi rappresentato e tutelato da gente come loro. Ed in effetti è proprio quello che è accaduto e che sta accadendo ma c’era soltanto un piccolo particolare, i parlamentari pentastellati non avrebbero dovuto toccare i veri poteri forti – con i quali Casaleggio vista la contiguità era probabilmente sceso a compromessi – che avrebbero continuato ad imporre segretamente ed in maniera silenziosa la propria agenda di un governo mondiale. 

Ecco perché la scelta di mandare in Parlamento gente comune totalmente estranea alla politica e spesso diciamoci la verità totalmente disinformati su certi temi. Le persone oneste ma fuori dal mondo politico ed estranee al mondo delle lobby come il 99% dei grillini eletti non può neanche immaginare quale siano i veri meccanismi ed i veri centri del potere ma al contrario avranno la stessa visione dei cittadini inconsapevoli che essi stessi rappresentano, e che sono troppo lontani da queste dinamiche per capirle. Questo secondo i progetti iniziali avrebbe fatto si che i parlamentari avrebbero portato avanti esattamente le battaglie che la gente chiedeva, andando a contrastare esclusivamente quelli che il popolo crede erroneamente che siano i veri nemici ma che in effetti sono semplici burattini manipolati ed ecco che il gioco è fatto. Anche la scelta quindi di mandare in parlamento persone con un background come quello dei grillini è stata una strategia ben precisa. Ma anche quella strategia sta rischiando di fallire. Sta fallendo perché le persone oneste, quando si trovano a ricoprire ruoli di responsabilità, prima o poi vogliono crescere, essere al passo con l’incarico da svolgere e quindi cominciano ad informarsi autonomamente a creare una propria strategia ed un proprio spirito critico ed è così che nel Movimento nascono i vari Sibilia, Di Battista, Di Maio, Taverna che spostano la loro attenzione verso i reali nemici del popolo tagliando il filo che li lega ai loro leader pur riconoscendone la piena fedeltà ed ammirazione.

Ma perché quelli che hanno intrapreso questa strada sono ancora meno di 1/10 dei grillini in Parlamento ?  perché la strada è stata sbarrata ed ora vi spiego come. Con la scusa che il popolo non è pronto a recepire alcuni temi, l’attenzione è stata spostata verso temi secondari accantonando quella che invece doveva essere la martellante informazione su temi come sovranità monetaria, proprietà della moneta, uscita dai trattati europei. Bisognava creare una rete con i tecnici di questi argomenti ed inserirli nel piano della comunicazione del Movimento. Ed invece è avvenuto l’esatto contrario e vi faccio alcuni esempi. I giornalisti/blogger anti-sistema che conoscono tutte le dinamiche dei poteri forti (e che in parte le hanno insegnate anche a me) erano sostanzialmente due e sono stati messi entrambi fuori dai giochi nell’universo grillino anche se con strategie diverse. Uno è il già citato Paolo Barnard ed un altro è Claudio Messora. Paolo Barnard è tra i più coraggiosi ed esperti giornalisti su questi temi, poteva essere  una risorsa preziosa per il movimento che non ha invece voluto recepire i suoi appelli. Barnard ha un solo difetto, è nervoso, impulsivo spesso irriverente. I leader grillini hanno capito il punto debole ed hanno più volte toccato il suo nervo scoperto. Gli hanno prima teso la mano e quando Barnard ha allungato la sua loro l’hanno tirata indietro facendogli un pernacchio, poi l’hanno cercato, poi l’hanno deriso fino a fargli saltare i nervi così che Barnard ha cominciato a sputare fuoco sul tutto il movimento incondizionatamente ed i grillini hanno preso le distanze da lui e di conseguenza anche dai temi da lui trattati.

Rimaneva Claudio Messora da sempre storico amico del Movimento, nel suo blog i poteri forti sono sempre stati il nemico numero uno, lui è sempre stato preciso, documentato, chiaro ed ha portato alla luce tanti temi che nessuno voleva trattare: Massoneria, Bilderberg, Trilaterale, Mes, Poteri Occulti, Lobby di potere, Multinazionali, in pratica lui ha sempre mirato a colpire e ad informare sui veri nemici dei popoli e delle nazioni. Casaleggio lo ha chiamato a se, lo ha eletto Capo della comunicazione del M5S offrendogli oltre 6000 euro al mese più rimborsi spese ed un incarico di grossa autonomia ed autorità. L’unica cosa che gli ha chiesto evidentemente è di lasciare stare quelle battaglie contro quei poteri che lui ha sempre denunciato e di trattare invece temi apparentemente più vicini ai cittadini ma assolutamente meno rilevanti.
Piatto ricco mi ci ficco avrà pensato Messora ed in men che non si dica si è svestito dalla veste di guerriero contro i poteri assolutisti ed ha cominciato anche lui a fare la guerra alle formiche del potere. Oggi 2 Dicembre 2013 aprendo il suo blog (byoblue) è possibile trovare nell’ordine articoli contro Pierferdinando Casini, Lucia Annunziata, Nicola Porro, Porta a porta, la Cancellieri e tanti altri insignificanti nemici del popolo.

Proviamo ad immaginare il contrario e supponiamo che la mia tesi fosse errata, Claudio Messora che ha rapporti quotidiani con i parlamentari Cinquestelle, da domani decide di chiuderli ogni giorno per qualche ora in una stanza e gli mostra i documenti e le prove di tutto quello che lui stesso denunciava fino a qualche mese fa, invitandoli a prendere provvedimenti. Sapete cosa accadrebbe ? che gli interventi sulle politiche criminali di emissione della moneta in Parlamento passerebbero da 1 (di Sibilia) a 165, gli interventi sull’appartenenza dei nostri politici al Bilderberg ed alle altre lobby para-massoniche passerebbero da 1 (di Sibilia) a 165. E nessuno potrebbe più far finta di non aver sentito perché ci sarebbero interrogazioni parlamentari, commissioni d’inchiesta, manifestazioni per informare i cittadini su chi sono i veri nemici del popolo e quali sono le vere cause della crisi. Credete che i parlamentari saliti sul tetto avrebbero messo uno striscione contro la modifica di un articolo della Costituzione se avessero visto i video di Messora sul Trattato di Lisbona che quella stessa Costituzione l’ha annullata già dal 2007? o avrebbero capito che è quel Trattato che va denunciato e combattuto e non l’articolo modificato.

Ed invece, c’è un solo Sibilia, un solo Di Battista, un solo Di Maio, una sola Paola Taverna. Si discute di diaria ma non si parla più del Mes, si parla di referendum sull’euro e non di esigenza di uscire subito, si parla di pensioni d’oro ma non di emissione della moneta a debito come vero motivo della crisi dei cittadini. Ma questo quanto può durare? Per quanto ancora questi leader possono contenere il fiume in piena che 165 parlamentari possono scatenare da un momento all’altro ? Questo dipende anche da noi tutti e da quanto riusciamo a stimolare una presa di coscienza da parte degli eletti pentastellati. Potrebbe durare ancora poco dopodiché l’arma che i poteri forti avevano strategicamente pensato per canalizzare le proteste dei cittadini diventerà un boomerang contro di loro. Enrico Sassoon che è un uomo esperto di queste dinamiche, quando ha cominciato a fare i conti con l’inaspettato e sproporzionato boom che il movimento avrebbe potuto avere, ha intuito subito quello che poteva succedere e si è dimesso sapendo che i suoi stessi legami con questi poteri sarebbero inevitabilmente venuti fuori creando problemi e disagi all’intero Movimento. Un modo anche per non trovarsi tra le mani la pistola fumante quando i suoi amici impallinati dai pentastellati gli avrebbero chiesto spiegazioni

Pensateci bene, nel momento in cui la Casaleggio Associati aveva raggiunto il suo massimo splendore, il socio che l’ha creata si è dimesso. Invece di godersi i meriti e perché no anche i profitti, decide di lasciarla. Avete mai riflettuto su questo dato ?
Grillo invece ha provato a ridimensionare il tutto, ha avuto ultimamente delle uscite che hanno destabilizzato gli stessi grillini quasi come se volesse appositamente perdere dei consensi. Ha criticato le azioni indipendenti prese da alcuni suoi senatori, ha preso le distanze da diversi esponenti esterni al movimento ma amati e sostenuti dal popolo pentastellato, ha criticato alcuni idoli del web come il Primo Ministro ungherese Viktor Orban che sta lottando per la sovranità del proprio popolo a cui i grillini dovrebbero ispirarsi.

Durante il recente Vday a Genova ha cominciato a fare un passo indietro “io presto mi metto da parte, l’età si fa sentire – ha detto-  ormai alcuni dei ragazzi mi hanno superato”. Una frase a metà tra una confessione ed una obiezione di coscienza. Ha capito che gestire 165 parlamentari non è fattibile. Se ne possono gestire 20 forse 30 ma gestirne 165 vuol dire che qualcuno prima o poi sfugge al controllo, qualcuno si slega, qualcun’altro va per conto proprio.
Ecco perché gli oppositori del Movimento Cinquestelle devono capire che il movimento è una bomba ad orologeria che se piazzata nel punto giusto può davvero far saltare il culo dei potenti perché sono stati proprio loro ad accendere la miccia ma senza pensare ad un piano di fuga convinti di poterci soffiare sopra in qualsiasi momento. Ecco perché  non bisogna ostacolarlo o la bomba scoppierà in mano a chi la trasporta ed il movimento imploderà e tutti noi perderemo una grande occasione.

Ma c’è bisogno di qualcuno che dall’esterno abbia una visione d’insieme per indicare la direzione giusta ai membri del movimento mettendoli in guardia da chi al loro interno quella bomba vorrebbe disinnescarla. C’è bisogno di gruppi esterni che si uniscano in nome della lotta ai poteri forti che conducano inchieste e studino strategie scambiandosi il materiale direttamente con i parlamentari Cinquestelle per fare in modo che quelle denunce si concretizzino nelle istituzioni. C’è bisogno che un movimento di liberazione nazionale cammini fianco a fianco con i pentastellati che hanno già i numeri ed i consensi necessari per poter cambiare le cose, evitando che il Movimento esca fuori strada. Se tutto questo venisse invece ostacolato al loro interno, se ai parlamentari in questione venisse impedito il dialogo, il confronto su questi temi e soprattutto le azioni concrete, allora cadrebbe finalmente la maschera di chi non vuole realmente l’interesse del paese ed una scissione nel Cinquestelle sarebbe a questo punto inevitabile. 

Per concludere rispondo alle vostre domande:

Ma il Movimento Cinquestelle è stato voluto dai poteri forti?

E’ stata a mio avviso una loro idea ma che gli è subito sfuggita di mano ed ora se noi esterni creiamo una rete di supporto e soprattutto se i pentastellati cominciano ad avere una visione d’insieme togliendosi i paraocchi con i quali sono stati inizialmente lanciati in pista, potrebbe diventare la maggiore arma in mano al popolo.

Gli eletti nel M5S sono espressione dei poteri forti?

Nulla di più sbagliato, anzi al contrario sono stati inizialmente scelti proprio quelli che non avevano assolutamente nessuna conoscenza o contiguità con i meccanismi occulti del potere.

Ma Casaleggio è vicino a queste elitè mondialiste?

Assolutamente si ed è una tesi incontrovertibile.

Ma allora chi appoggia il M5S appoggia le elite para-massoniche?

Assolutamente no anzi le mette maggiormente in difficoltà facendo diventare il Movimento, qualcosa di impossibile da gestire autonomamente da parte loro.

Quindi?

Gli elettori ma soprattutto gli eletti del Movimento Cinquestelle sono in assoluta buona fede e non va sprecato il potenziale che rappresentano in parlamento ma bisogna tener presente che il tempo stringe e questo presto potrebbe non bastare se non cominciano a prendere le redini in mano con azioni concrete. I loro leader potrebbero essere stati costretti al compromesso con i poteri forti, ed hanno dovuto per forza di cose abbassare il tiro se non vogliamo pensare che avevano questo programma fin dall’inizio, questo con sicurezza non lo sapremo mai e fondamentalmente poco importa perchè quella che va sostenuta, alimentata,  monitorata e portata a brillare di luce propria è la base del Movimento e non i suoi leader. 

Cosa bisogna fare?

Continuare a dare il sostegno al Movimento ma smetterla di farlo in maniera incondizionata. Bisogna invece cominciare a pressarli su azioni concrete, bisogna spingerli a prendere posizioni reali e drastiche contro i poteri forti e a stringere alleanze con altri movimenti sovranisti o con un prossimo movimento di liberazione nazionale. Bisogna fare in modo che ogni membro del Movimento sia costretto ad uscire allo scoperto e a dichiarare le proprie posizioni sui temi chiave della lotta al mondialismo e le azioni che intende intraprendere, solo così sapremo chi è davvero con il popolo e chi no.         



Nota: Ho modificato una frase all'inizio e l'ultima, forse la vera ragione per cui l'autore si è cimentato in questo lunghissimo scritto. Impariamo a riconoscere i venditori di fumo, potremmo averne bisogno domani... e comunque: mai dire mai.

Spero vi siate divertiti. Perché parlare di Casaleggio? La ragione vera mi sfugge, posso solo dire che come persona è molto schivo, non si mette in mostra, non reagisce nemmeno alle offese, siamo tutti diversi. Un materasso ideale per raccontare una storia di intrallazzi e potere. Peccato sia quasi tutto inventato.

Alla prossima dunque.


Il contenuto di questo articolo, pubblicato dalla "Fonte" esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di "Più alto e più oltre" che rimane autonoma e indipendente.


Fonte: FRANCESCO AMODEO

2013/12/25

COLPO DI STATO


"C'era una volta un re viveva in una reggia che superava per sfarzo i palazzi dei reali d'Europa. Come un regnante nominava i suoi primi ministri, sempre però con il massimo rispetto delle istituzioni repubblicane, da lui perfettamente incarnate. La vita del presidente si era svolta da sempre nei palazzi del regno... oops della seconda Repubblica, sin dalla giovinezza. La sua presenza in quei luoghi datava ad anni lontani quando la maggior parte dei sudditi, pardon cittadini, non erano ancora nati e regnava su tutte le Russie un tiranno di nome Stalin che, per alcuni, era un sincero democratico".

Tutto ebbe inizio con i gruppi dei cosiddetti “Forconi” che organizzarono una serie di occupazioni e presidi in tutta Italia.
La protesta avvampò all’improvviso, anche se le avvisaglie di quello che stava per succedere erano state rese note da tempo dai media alternativi e da facebook stante l’imbarazzante silenzio dei media ufficiali primo fra tutti il gruppo Espressoooo seguito a ruota dal Corriere di una Sera di prima estate e poi da quelli del gruppo Media Seta, partendo da focolai sparsi lungo lo stivale, il 9 Dicembre del 2013. Cominciò dai piccoli centri industriali nel triangolo d’oro Afragola, Avellino, Napoli dove la fame, i fuochi velenosi e le cattive condizioni economiche durante la crisi economica del quinquennio 2008-2013 si erano fatte sentire maggiormente. Proseguì nelle fabbriche che chiudevano lasciando in mezzo alla strada gli operai. Infine divenne un incendio con un fronte che andava da Torino a Palermo passando per gli Appennini e la riviera Tirrenica, soffermandosi spesso e volentieri, direi indugiando e calcando la mano, a Roma, sede di tutti i vizi e obiettivo principale della rivolta mascherata da protesta civile. Nelle città in tumulto, agitatori professionisti e bombaroli provenienti dal nord e sud Italia si erano infiltrati nelle manifestazioni di piazza, aizzando i disoccupati e quei pochi lavoratori che ancora potevano contare su uno stipendio, misero, ma pur sempre uno stipendio, contro la casta dei politici ingordi e arraffoni. E le autorità? La Polizia ricevette l’ordine di sedare le proteste nelle città principali, nei centri d’importanza fondamentale per la protesta dei “Forconi” che rischiava di dilagare e sfociare in una sommossa popolare. Ma fu tutto inutile.
Infine i Forconi accerchiarono Roma e i palazzi del potere, Montecitorio, Palazzo Chigi e Palazzo Madama, e fu subito chiaro il disegno di chi aveva organizzato le proteste. Volevano riconquistare l'Italia e consegnarla agli italiani, cacciare i politici usurpatori, votati dagli italiani, gabbati da una legge elettorale porcella senza alcuna possibilità di scegliere i propri rappresentanti, che ormai di politico avevano forse solo il nome e nemmeno quello, sempre più in mano alle lobbies, veri centri del potere, che governavano quei partiti di sinistra come di destra o di centro ormai succubi della finanza e delle banche.
Tutti meno uno ma il popolo sapeva e poteva distinguere, non sarebbe stato un cieco massacro ma una intellegente pulizia operata con il bisturi virtuale contro i cialtroni e imbroglioni, corrotti e venduti. Per quel motivo c’era già chi scappava via, per non restare invischiato nella pulizia e prendersi la mannaia fra capo e collo. "Solo un lancinante dolore signori e poi il nulla".
E si profilò all'orizzonte il colpo di Stato, una presa di potere anomala, non già delle forze istituzionali anche se deviate, ma del popolo. Erano dunque i movimenti organizzati su facebook e internet che erano riusciti là dove gli italiani e le correnti di pensiero avevano fallito. Il parlamento sarebbe stato spazzato via, novella Bastiglia, dagli italiani delusi dai nuovi dominatori democraticamente eletti purtroppo. Il disegno fu chiaro quando si vollero evidenziare le tensioni vissute durante la la crisi economica dettata dalle dure leggi della Comunità Europea e dalla Germania, un attentato contro la democrazia messa in pericolo da chi non aveva a cuore le sorti di un popolo ma solo quelle delle banche.
Ormai anche l'esercito aveva dato segni inquietanti di malessere, tutto era iniziato durante una manifestazione nel corso della quale gli agenti antisommossa sodalizzarono con i cittadini, che protestavano contro le ingerenze europee e il danno della perdita della sovranita' nazionale e si tolsero il casco di protezione, segno che ormai anche loro erano per la liberta' del cittadino e non intendevano piu' sottostare alle pressioni del potere costituito in cambio di niente. Proseguirono con maggiore virulenza fino al gennaio del 2014 quando, a causa della legge di stabilita' votata sulla fiducia dal parlamento insolitamente gremito di deputati e senatori con il solo gruppo formato dagli eletti del Movimento 5 Stelle a fare battaglia e ostruzionismo per cessare quello scempio degi valori italiani, si dimise il Comandante dell'esercito prossimo alla pensione, Generale Aldo Vieri Pintaluga. Il Consiglio superiore dell'esercito dichiarò che prendeva atto delle dimissioni senza però condividerle. Nel febbraio del 2014 venne poi sgominata l'Operazione Malerba, un piano golpista organizzato proprio da Aldo Vieri, che per quello fu condannato a sette mesi di prigione.
Mentre cresceva la volontà golpista in alcuni settori dell'Esercito e dell'estrema destra, il governo avanzava verso una profonda crisi, che nei primi mesi del 2014 si rivelò sempre meno sostenibile. Tra i principali eventi di quell'inizio anno, ci furono le dimissioni di Angeletto Al Capone detto Fano dalla carica di ministro dell'Interno (15 gennaio), a cui fece seguito un mini rimpasto di governo, non voluto da nessuno, ma necessario, il 16 febbraio, la mozione di censura presentata contro il capo del governo dal M5S mentre già tutto precipitava, diede un'ulteriore scossa al sistema che nonostante tutto non si decideva a scollare il deretano dalle poltrone occupate indebitamente. I primi segnali di questa grande inquietudine si ebbero e furono evidenti, quando i ministri in carica nel governo inviarono le loro famiglie in paesi compiacenti utilizzando il Falcon 50 della presidenza del consiglio in un ultimo anelito di sfruttamento del popolo inde e fesso, piu' fesso che inde fino a quel momento, come amava dire il grande Toto'. Anche il presidente della Repubblica re Giorgio trasferi la moglie e il cane Popò alle Maldive dove poteva almeno godere di un clima caldo adatto agli acciacchi dell'età decidendo di restarsene poi in compagnia della consorte in attesa degli eventi.
Ma le dimissioni da vicepresidente del governo Angeletto Al Capone detto Fano (22 gennaio) furono quelle che produssero un nuovo rimpasto. Rimpasto inutile visto che l'elezione nello stesso mese di Michelino Alfa Romeo, candidato alternativo a quello proposto ufficialmente dal gruppo parlamentare del M5S, non piacque a nessuno tanto da provocare le ire dei deputati pentastellati che non capivano i motivi per cui nonostante la nave Italia stava affondando miseramente, i politici della ormai trapassata seconda repubblica (o forse terza? ho perso il conto) continuavano a suonare l'orchestrina dello sfruttamento e dei clientelismi, a bordo. Capirono quindi tutti fosse necessaria un'ulteriore scossa per far finalmente crollare il palazzo.
Le tensioni raggiunsero il culmine quando il 28 gennaio si diede notizia della morte a Milano di Alberico Fico della Morra, vittima delle torture inflitte dai servizi segreti deviati che erano stati rideviati dal governo per cercare di ribaltare la situazione ormai esplosiva. Quel giorno si arrivò a una sommossa generale in Lombardia e a un aspro dibattito tra i gruppi parlamentari a Montecitorio. Il governo come ultima chance destituì vari dirigenti di polizia, carabinieri, guardia di finanza, guardie carcerarie, guardie forestali, capitaneria di porto e vigili urbani nel tentativo di riportare la serenità al popolo sempre più oppresso da uno Stato di Polizia, mentre nel ministero dell'Interno ormai vacante stante le dimissioni del ministro e dei suoi undici viceministri e i venticinque sottosegretari che ben si guardavano da ricoprire quello scranno esposto alla collera del popolo ormai quasi, molto vicino a ridiventare, sovrano. Il risultato fu che si produssero dimissioni a catena in solidarietà al popolo e il Presidente di un Consiglio ormai ridotto a uno sparuto gruppo di ministri con ben altre esigenze che tutelare la nazione, presentava l'azione del governo come una gestione debole cui era necessario dare un taglio. E infatti un taglio ci fu.
In tale clima infuocato, il 2 febbraio il senatore Prodo detto Mortadella, resuscitato da chissà quale ospizio, presentò il suo governo. Il 4 non ottenne la fiducia del Parlamento. Fu fissata per il 5 una nuova votazione. Proprio quel giorno fu scelto dai golpisti per il loro tentativo, nel quale sarebbero confluite le diverse volontà di un golpe duro promosso dai Forconi e dal capitano generale autoeletto Antonio Milano da Recanati. Il tentativo del 5 febbraio 2014 raggruppò e coordinò tutte le diverse trame golpiste che covavano sin dall'inizio della molto poco democratica seconda repubblica.
Alle diciotto in punto cominciò la votazione nominale per l'investitura del nuovo capo del governo autoeletto ma il popolo aveva oramai deciso diversamente. Mentre cercavano una serie di compromessi, fuori l’urlo della folla agghiacciava i volti dei poco onorevoli deputati che guardavano con troppa frequenza al tetto nella speranza che un elicotero o una astronave aliena avesse potuto risucchiarli e trasportarli in luogo sicuro. Poco dopo le sei e mezza, quando stava per esprimere il proprio voto il deputato pentastellato Alessandro Trappista, fece irruzione nell'emiciclo della Camera dei deputati un gruppo di decine di militari della polizia di frontiera, mitra alla mano, comandato dal tenente colonnello Antonio Bettoia, che dalla tribuna ordinò che tutti stessero calmi e aspettassero l'arrivo dell'autorità competente, lasciando intendere che si trattasse di un militare, che però non giunse mai.
Il Presidente del Consiglio vistosi circondato decise quindi di denunciare pubblicamente il colpo di stato facendosi riprendere dalle telecamere della RAI per lanciare un drammatico messaggio televisivo alla nazione (e magari anche un grido di aiuto a chi poteva ascoltarlo), subito dopo la quale gli eventi che avevano già preso un curva pericolosa, sfondarono il guard rail e precipitarono rovinosamente al suolo. Il giorno dopo il Collettivo "Mandiamoli fuori dai Coglioni" organizzò una manifestazione a Roma che si tenne davanti a Palazzo Madama con le forze di Polizia rimaste fedeli alla casta a contendere la scena ai dimostranti.
Troppa gente ormai confluva sulla piazza, tutti furono concordi che sarebbe stato meglio trasferirsi in Piazza Venezia dove dal famoso balcone avrebbero potuto arringare la folla e sperare di vincere come un illustre predecessore. Inoltre arguirono i soliti malpensanti, piazza Venezia avrebbe contenuto molta più folla di quanta ne potesse contenere la piazza antistante il Parlamento. Invece i tempi non erano favorevoli, la massa umana premeva all’ingresso, spingeva, schiacciava fino a quando le porte del potere crollarono fragorosamente e con esse anche la garritta delle guardie, quella del portinaio e della sua concubina, insomma un disastro mai visto a memoria d’uomo. Dal proprio rifugio alle Maldive re Giorgio proclamatosi autonomamente re per scampare a una triste fine, redarguì telefonicamente le masse, mentre in sottofondo si sentivano le note de "il mareeee è la voce del mio cuoreeee..." di Nilla Pizzi, implorando il popolo di tornare nei ranghi, il vaffanculo che sorse spontaneo fu così potente che probabilmente l'eco arrivò alle orecchie del re fantoccio Giorgio primo e ultimo, anzi secondo per via della rielezione ma sempre ultimo nel cuore della gente. Il popolo che rimpiangeva quando credeva i stare peggio, a sorpresa anche il nano di Arcore e addirittura Benito Mussoletto.
Intanto la fiumana di gente ruppe gli argini, e non solo quelli, fluendo nella camera assiepata di deputati pidioti senza elle e pidioti con la elle. Tremanti brandivano sedie, quelle lasciate vuote da chi ha trovato l’ultimo barlume di coraggio e i microfoni divelti dagli scranni come di spade per difendersi. I deputati accolsero i golpisti tra fischi e urla, pianti e disperazione, suppliche ma tutto fu vano. Li appesero a testa in su, per i piedi, anche per le zinne e per le palle alle balaustre della galleria, tutti i trecentottantasette che furono trovati finirono appesi, compresa la presidente essa o fessa della camera, il sottosegretario agli interni, quello degli esterni, e la moltitudine di portaborse e leccaculo rimasti con la speranza di trovare un posto aereo verso la salvezza. Li passarono tutti per le armi, appesi per le palle alle balaustre mentre quelli che non erano deputati ma servivano a caro prezzo la politica deviata furono barbaramente evirati e inchiodati agli scranni. E la stessa scena fu ripetuta negli altri palazzi del potere a Roma come a Milano, a Verona e Vicenza e Bari e Napoli e ovunque ci fossero politici corrotti da rimuovere per sanare lo Stato ormai alla deriva.
Ci fu persino un pazzo che risiedeva in Belgio che sparò a bruciapelo al Franceschinitti ivi riparato che passava per caso da un ministero, e un altro a Francoforte che trapassò con una freccia di balestra il Marietto Dragoni per vilipendio alla costituzione e costituzione di lesa maestà del paese Italia ormai in mano al popolo sovrano, finalmente sovrano. Mentre un gruppuscolo di assatanati rincorreva per le strade di Berlino la culona Marketten per farla passare per le armi, sfoderate a tempo debito e pronte a penetrare la carne molle.
In quel clima di terrore si deve pensare che anche il Papa si schierò dalla parte dei lealisti abbracciando uno a uno tutti i leader pentastellati, per quel successo insperato voluto dal popolo. Ma per le strade ancora si moriva. Camminando per le vie del centro a Milano, come a Roma o Venezia si assisteva a impiccagioni con processo fittizio, inesistente e farlocco ma con condanne esemplari e immediate anche quando il politico implorava d’avere moglie, suoceri, zii, nipoti, cognati e cognate, cugini e cugine e amanti a carico e sessantadue figli da sfamare.
La folla sottomessa da troppo tempo non ebbe pietà finché sul campo rimasero solo le vittime di quella ferocia popolare e l’impresa delle pulizie coadiuvata dagli operatori ecologici ancora a stipendio che ripulirono i resti sanguinolenti, i portafogli e anche le borse.
Il primo Aprile l’Italia era finalmente libera e poteva rinascere come un fiore primaverile dalle proprie ceneri.
Il popolo era ritornato sovrano e finalmente tornare a vivere tutti felici e contenti.

2013/12/23

AUGURI


Auguri a tutti Voi, lettori, che mi avete seguito in questi lunghi anni per me molto tormentati e che tante volte mi avete lodato o criticato ma avete sempre espresso il vostro pensiero spero in modo genuino, schietto, senza fronzoli. Mi auguro  davvero che sia sempre stato così perché con quei vostri commenti mi avete trasmesso esperienze e pareri sempre importanti.

Auguri al Mondo che quest’anno ha trovato in Papa Francesco una voce nuova, gioiosa e fresca, ma che continua a distruggersi senza criterio e senza giustizia, troppe volte vittima di incongruenze inaudite e violenze inaccettabili.

Auguri all’Europa che annaspa vittima di contraddizioni e che rischia di implodere perché ha perso per strada i propri valori, l'anelito di vita che ha portato alla creazione, diventando più un club di banchieri che una comunità di cittadini perdendo così la capacità di “esportare” nel mondo non tanto  prodotti ma soprattutto idee e cultura.

Auguri all’Italia che è pesantemente in crisi, spaccata e delusa, senza riferimenti e con poche speranze. Deve e dobbiamo trovare il coraggio di non arrenderci, ma anche capacità di riscoprire tra noi maggiore solidarietà o nella solitudine del “ciascuno per sé” rischiamo di dimenticare quanto valga lo spirito di una Nazione che pur nei secoli ha attraversato momenti molto più duri.

Auguri ai giovani e agli anziani e soprattutto a quelli che faticosamente cercano di crescere, non cercano scorciatoie, vogliono che le utopie e le speranze non siano spente prima ancora di nascere. Soprattutto ai giovani stiamo lasciando un mondo sempre più arido – in tutti i sensi – dove il valore delle cose rischia di nascondere quello dello spirito, dell’impegno solidale e anche gratuito. Cerchiamo di aiutarli perché trovino la loro strada e non si lascino vincere dalla rassegnazione o peggio dall’odio.

Auguri ai nostri due Marò bloccati a Nuova Delhi ormai da due anni, dopo che due governi imbelli si sono fatti e si stanno facendo prendere in giro, non siamo in grado di pretendere giustizia e quando – un anno fa! – i nostri due militari vennero in Italia li restituimmo all’India per “mantenere la parola data”.
Devono averci preso per cretini visto che dopo un anno ancora non è stato fatto loro neppure un processo (in questo anche l'India sembra essere molto simile all'Italia). Figure di merda che fanno dell’Italia un pupazzo  a livello mondiale.

Auguri al M5S e a Alessandro Di Battista per la battaglia che sta portando avanti in seno al Parlamento per liberarci da quella casta di politici corrotti e ormai senza controllo. A riveder le stelle anche se sarà dura, anche se non si arrenderanno presto, si attaccheranno con le unghie e con i denti, useranno i colpi bassi, la polizia, l'esercito e pure i servizi segreti, nasconderanno il baule dell'oro e argento all'estero, stanarli diventerà una caccia all'ultimo uomo e servirà tempo, tanto tempo. Ma non appena il palazzo scricchiolerà vedrete i topi fuggire come quando la nave affonda. Solo che in quel momento affonderà una nave di carta e di giochi politici mentre dalle ceneri sorgerà la vera Italia. Sogno quel momento, io ci sarò!

E gli auguri e un “grazie” vanno infine alle tante persone per bene che ho incontrato e mi scrivono tutti i giorni. Italiani come tanti che stringono i denti, non si arrendono, comunque non accettano di fare i furbi comportandosi bene. Meritano rispetto e affetto perché è grazie a loro e ai loro sacrifici se la macchina-Italia, pur in difficoltà, non è ancora del tutto deragliata.



Buon Natale, ci sentiremo presto, il prossimo anno.

2013/12/22

La storia di Natale....

Tutte le storie che si rispettano iniziano con “C’era una volta…”
Non deludo i lettori affezionatissimi pronti a seguirmi in questo viaggio di speranza e inizio questa storia di Natale con un bel “C’era una volta”. Che poi non c’era, cioè, potremmo dire che c’è ancora, esiste, è vivo e quindi è ancora vivo nella nostra mente, il nostro quotidiano anche se, forse, la sensazione che esista si perde nel tempo.

C’era una volta da qualche parte in cielo, lontano lontano nel tempo, un gran trambusto. Due angeli stavano chiacchierando e uno diceva all’altro: “Sai già che cosa ha in mente il Re? Ci vuole lasciare.“
“Cosa? Ci vuole lasciare?“ chiese l’altro sorpreso. “Sì“, gli rispose il primo angelo, non ricordo il suo nome, potremmo anche chiamarlo Cherubino. “Ci vuole lasciare per andare dagli uomini, sulla terra, e per giunta da solo!”
“Che ci va a fare laggiù? Guarda che cosa succede sulla terra: gli uomini si fanno solo del male, tutto il giorno“, osservò il secondo angelo. “Proprio per questo motivo ci vuole andare” replicò Cherubino. “Non vedi quanta sofferenza e quanti litigi ci sono sulla terra? Gli uomini hanno fame d’amore! Il Re non vuole più starsene a guardare, ha deciso di intervenire.”
“Hai ragione, Cherubino. È giunto il momento che il nostro Signore faccia finalmente piazza pulita laggiù! Il Re è stato fin troppo tempo a guardare!” Cherubino lo corresse con cautela: “No. Il piano del Padre è un altro. Vuole che Suo Figlio prenda spoglie umane, vada nel mondo proprio come un nuovo nato la giovane luce per cambiare il mondo, il nuovo che avanza, per essere in tutto uguale agli uomini.”
“Ma che storie vai raccontando? Quando mai il Padre manda sulla terra un bambino? Non ci credo! Un piano del genere metterebbe a repentaglio la vita del figlio! Lo sai come sono gli uomini, farebbero senz’altro del male al Re, lo respingerebbero e forse arriverebbero persino a ucciderlo.”

“Tu sai che il nostro Signore ama gli uomini e li ha creati a propria immagine e somiglianza”, obiettò Cherubino e aggiunse: “Possono decidere liberamente se accettare o rifiutare il suo amore. Perciò manda il figlio prediletto, per aiutarli ad accettare Dio; egli desidera manifestare loro il carattere e l’amore di suo padre, è disposto a rischiare persino la morte.”

“Ma che senso ha?“, domandò allora il secondo angelo anche un po’ deluso. “A loro non importa nulla né di lui né del padre. Non interessa affatto. Sono troppo impegnati a fare la guerra fra di loro, a uccidere, essere uccisi, violentare le donne e seviziare i bambini, come puoi pensare che possa interessare a quei barbari la venuta del nostro Re sotto le spoglie di un bambino, come potranno pensare che lui li salverà? Vieni, ti faccio vedere una cosa. Guarda che cosa faranno un giorno: istituiranno una festa, che chiameranno Natale. In realtà si tratta solo di soldi e di regali e i commercianti l’hanno capito. Guarda, sperano di guadagnare tre miliardi di euro entro la viglia di Natale, ma rifiutano completamente sia il Re che la Sua Parola!“

All’improvviso il Figlio di Dio in persona prese la parola e disse: “Voglio far loro il regalo più prezioso di tutti. Voglio ridar loro ciò che hanno perso a causa dei loro peccati. Voglio donare la possibilità di recuperare il rapporto con mio Padre che hanno perso.” Allora il secondo angelo, disperato, esclamò: “Ma perché? Non hai un’altra  alternativa? Tu sei l’Onnipotente!” 
“Non esiste un’altra alternativa. Questa è l’unica possibilità” spiegò il Re pazientemente. “Comunque non preoccuparti. Dopo tre giorni risusciterò e poi tornerò dal Padre. In questo modo chiunque crederà in Me potrà venire al Padre.”
“Allora ti uccideranno!” E, detto questo, l’angelo si mise a piangere. In cielo si era fatto un gran silenzio. L’angelo prese di nuovo la parola: “E se non credono in Te e rifiutano di seguirti, che ne sarà di loro? Allora sarà stato tutto inutile.”
Piano, con la voce piena di tristezza, il Re rispose: “Se si lasciano sfuggire questa opportunità e preferiscono fare ciò che vogliono, continuando a peccare, allora neppure io posso aiutarli e dovranno restare per tutta l’eternità senza Dio. Ma io salverò coloro che confideranno in Me e decideranno deliberatamente di vivere con Me. Venite, andiamo, è già tardi e mi devo preparare ad affrontare questo viaggio.”

Come andò a finire ogni cristiano lo sa, e forse confida nella fede per affrontare questo Natale.
Leggo la delusione nei vostri occhi, non credete sia questa la storia che volevo raccontarvi? 
Forse avete ragione ma….

A Natale una storia vale l’altra, potrei raccontarvi di quella volta che nella calma ovattata della foresta la neve scendeva copiosa e rendeva ancora più silenzioso il silenzio. Nella baita, la calda luce del camino, disegnava sul muro strane forme e nel lettino, sotto una calda coperta, un bimbo ascoltava la favola di Natale che il nonno gli stava raccontando:
“Vedi, devi sapere che le stelle non sono nate senza un motivo. Tantissimi anni fa, in una notte come questa, un bambino più o meno della tua età, guardava fuori dalla finestra. Era una notte buia e silenziosa e il cielo era nero e scuro, non c’era neanche la luna, perché non esisteva. Quel bambino si sentiva solo, ma tanto solo, così solo che espresse un desiderio con una tale forza che si alzò un forte vento e tantissimi dei fiocchi di neve che scendevano, come in questo momento, volarono nel cielo, riempendolo di puntini bianchi e la luna comparve per la prima volta nella sua storia per proteggerli. Da quel momento tutti gli uomini guardarono le stelle quando volevano esprimere un desiderio. Tornando a quel bambino, pochi minuti dopo la comparsa delle stelle, sentì grattare alla sua porta, la aprì e vide davanti all’uscio una cesta e nella cesta, un cagnolino infreddolito che lo fissava con i suoi occhioni. Da quel momento quel bambino non si sentì mai più solo, neanche per un istante”.
Il nonno fissò il nipote per vedere se si era addormentato, il bambino invece era attento e lo fissava a sua volta. Distolse lo sguardo e lo rivolse alla finestra. La neve scendeva sempre più fitta. 
“Anch’io nonno ho il mio desiderio. Vorrei che ogni anno della mia vita, in questa notte, tu mi racconti una fiaba!”. Il nonno sorrise intenerito e una lacrima spuntò nei suoi occhi.
E gli anni passarono veloci, come i fiocchi di neve quando lasciano il cielo e cadono a terra, quel bimbo era oramai un adulto, in piedi davanti alla finestra del suo appartamento guardava la neve cadere al suolo dolcemente, come una carezza. Era la notte di Natale.
I figli alle sue spalle, stavano aprendo i pacchi con una gran foga. Lui fissava tra i fiocchi di neve e il suo pensiero vagava nella folla dei ricordi, quando lo sguardo cadde sulla strada, dove alla luce bianca di un lampione un vecchio mendicante stava controllando nella spazzatura: forse sarebbe riuscito a trovare la sua cena?! Come se sentisse lo sguardo dell’uomo addosso, si voltò verso di lui e sorrise, lui ricambiò il sorriso, senza rendersi conto del perché. In quell’istante si sentì tirare la stoffa dei pantaloni:
“Papà, papà guarda che bello il mio garage nuovo!”.
Accarezzò la testa del figlio e ritornò con lo sguardo alla strada ma anche se erano passati solo pochi secondi, il mendicante era scomparso…. fu in quell’istante che la favola più bella che aveva mai sentito comparve nella sua mente. 


Quest’anno assieme ai miei auguri di Natale, aggiungo un mio augurio personale per chiunque passi da questo mio blog: donate due euro, a voi non costa nulla, per noi significa vivere e se poi volete regalate alle nuove generazioni cibo per la mente e per il cuore, che incoraggi, coltivi, sviluppi sentimenti ed empatia verso gli altri, che siano uomini o animali, che dia valore al ciclo della vita in tutte le sue forme, che restituisca il giusto fascino alla natura da cui tutti proveniamo, ma dalla quale ci stiamo drasticamente allontanando… regalate alle nuove generazioni una stella, che possa illuminare una strada per l’umanità nel rispetto del pianeta e di tutte le creature che la abitano.

Buon Natale, Buon Natale a tutti quanti.

2013/12/15

L'Italia si salva solo se lascia l'Euro


Li ha riuniti nella tana del lupo, il megacomplesso dell’Europarlamento a Bruxelles, l’eurodeputato Magdi Cristiano Allam, leader del movimento "Io amo l’Italia". Due insegnano all’università Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara: Alberto Bagnai politica economica e Antonio Maria Rinaldi finanza aziendale. Il terzo, Claudio Borghi, è docente di mercati finanziari alla Cattolica di Milano. Ecco una sintesi di quanto hanno detto.

LA BUFALA DELL’INFLAZIONE

«Non è affatto vero che se l’Italia uscisse dall’euro e svalutasse del 20-30% ci sarebbe un’inflazione dello stesso livello», sostiene Bagnai. «Recentemente la Polonia ha svalutato lo zloty più del 20% e l’inflazione si è ridotta. E anche nel 1992, quando lo ha fatto l’Italia, l’inflazione è diminuita. Oltretutto all’epoca l’inflazione globale viaggiava al 4-5%, mentre oggi ci troviamo in uno scenario di deflazione e quindi l’impatto sarebbe ancora minore». «L’inflazione viene dipinta come il male assoluto», osserva Borghi, «ma non è affatto così. Negli anni 80 in Italia l’inflazione viaggiava a due cifre, ma il clima economico era nettamente migliore. Oggi invece abbiamo il deflazionato disoccupato».

NESSUNA DIFFERENZA PER I RISPARMIATORI

Ma i piccoli risparmiatori che hanno investito in Bot e altri titoli di Stato italiani non rischierebbero di trovarsi con un pugno di mosche? «Nessun problema, il debito pubblico verrebbe convertito nella nuova moneta. La stessa che utilizzerebbero i risparmiatori per la fare la spesa. Quindi per loro non cambierebbe niente», rispondono all’unisono Borghi e Bagnai.

IL PROBLEMA DELLA CRESCITA

Però l’Italia è un Paese di vecchi e i pensionati hanno paura del salto nel buio. «Adesso vengono anche loro torchiati dal fisco per poter rispettare i diktat europei», osserva Borghi, «e devono capire che le loro pensioni vengono pagate da chi lavora. Se tutti sono disoccupati chi le pagherà? Anche a loro conviene preoccuparsi soprattutto di ripristinare le condizioni per la crescita». Crescita economica che finché si resta nell’euro è una chimera. «Impossibile raggiungerla dovendo rispettare il Fiscal Compact», spiega Rinaldi, «che dal 1° gennaio 2015 obbligherà tutti i 25 Paesi firmatari e ratificatori del Trattato al pareggio di bilancio e alla riduzione sistematica del 5% annuo dell’eccedenza del 60% del rapporto debito pubblico/pil. Per l’Italia questo significherebbe trovare ogni anno risorse aggiuntive per 98 miliardi di euro. Una somma pari a più di quattro volte il gettito Imu complessivo».

LA GABBIA EUROPEA

Rinaldi tiene poi a sottolineare l’assurdità dell’attuale costruzione europea: «Il Trattato di Maastricht è stato firmato il 7 febbraio 1992 e da allora non hanno ancora uniformato le aliquote Iva. Ma che mercato comune è?». Che fare, allora? «Bisogna chiedere subito la moratoria del Fiscal Compact, altrimenti è la fine. Siamo ingabbiati in un meccanismo in cui è l’economia reale a doversi adeguare all’euro e non viceversa». L’alternativa è l’uscita dall’euro, che dovrebbe essere concordata per attutire al massimo gli impatti negativi. Ma è possibile? «Credo che sarà la Germania la prima a uscire», sostiene Borghi. «Ormai ha raccolto tutto quello che poteva da questo stato di cose. E quando si tratterà di dover dare nuovi finanziamenti alla Grecia o a qualche altro Stato, a Berlino decideranno di mettere la parola fine».

Articolo di Marcello Bussi uscito sull’ultimo numero del settimanale Milano Finanza

Siamo alla frutta?



Siamo alla frutta? 

Dovrei dire: il finanziamento pubblico dei partiti questo sconosciuto e invece dico che, anche in questo caso, la soluzione proposta non risolve il problema perché se non cambiano le condizioni i partiti avranno sempre la necessità di essere finanziati per sopravvivere.
Andiamo con ordine partendo dalla fine di questa storia infame.
Il finanziamento pubblico può essere annullato completamente, si deve, è possibile anche perché gli eletti percepiscono uno stipendio anche abbondante che permette loro di vivere più che dignitosamente e anche li ci sarebbe molto da dire ma ne parleremo in seguito.  Torniamo al finanziamento pubblico dei partiti.

Perché finanziamento?

Innanzitutto ci sono le spese dei partiti, pantagrueliche macchine politiche che ingurgitano quattrini non sempre utili alla politica, no, non sto pensando ai vari individui che nel corso degli anni recenti sono stati sorpresi con le mani in pasta, pasta d'oro naturalmente, no, parlo di segretarie, fattorini, impiegati, usceri, autisti, contabili, amministratori, managers dediti alla politica solo di facciata, di fatto dipendenti di quei partiti dove lavorano come molti altri italiani (quasi tutti) e non dedicano nemmeno un minuto alla politica se non per proprio tornaconto inteso come stipendio alla fine del mese. Questa pletora di individui costano ai partiti diversi milioni ogni anno. Solo il PD dispone (mi dicono) di 212 dipendenti nella sede romana di via delle Fratte. Pochi? Troppi!

Il M5S dispone di zero dipendenti e zero impiegati e mi sembra anche zero autisti al proprio servizio diretto, avvalendosi per tutte le necessità di partito dei propri eletti o fiancheggiatori anche se non eletti. 

Tutto questo ha un costo, anche notevole. Il vecchio PDL (di Forza Italia non ho i numeri) contava oltre 400 dipendenti in diverse sedi distaccate compresa quella di via dell'Umiltà (un centinaio), sedi, non fan club ecc. Tutta questa gente andava pagata, alla fine del mese era lo Stato che finanziava attraverso il finanziamento pubblico i partiti che spendevano anche troppo. Mi si dirà che le elezioni hanno un costo, che le campagne elettorali vanno organizzate con grandi mezzi e i fornitori pagati...

Grandi bugie (volevo scrivere balle ma non mi è sembrato pertinente). Ognuno si autofinanzia le campagne elettorali come può, non per questo lo Stato, e lo Stato siamo noi e non loro, deve essere costretto a pagare chi le fa.

Si immagini lo Stato Italiano come un'azienda, una qualsiasi, per comodità colloquiale paragoniamolo all'ENI e poi vi spiego il perché della scelta. L'ENI è un grande ente ormai privatizzato anche se non al 100%, che indice delle gare per realizzare dei progetti ovunque se ne presenti l'occasione. 

Se, poniamo, il Qatar decide di realizzare una raffineria ecco che l'ENI, attraverso una delle aziende che fanno parte della scuderia, richiede di partecipare alla sua costruzione. Facciamola breve altrimenti solo per spiegare come funziona devo scrivere un'enciclopedia. L'ENI quindi identifica i vari lavori da realizzare e propone un prezzo al cliente. Il cliente dello Stato Italiano siamo noi. Ma chi realizza i lavori? Non certo l'ENI, o meglio l'azienda facente parte dell'ENI. Per l’ENI saranno I vari fornitori e subappaltatori. Nel nostro caso sono i partiti. Il lavoro da realizzare solo le elezioni. Lo Stato indice una gara - le elezioni - le aziende partecipano ognuno pagando le proprie spese organizzative. 

Chi vince la commessa, governa e incassa i finanziamenti, chi non vince lecca le proprie ferite e va all'opposizione. Come poter quindi sopravvivere? Attraverso le donazioni che tuttavia in tempi di vacche magre diventano rare come i diamanti blu, l'unica via percorribile allora diventa alleggerire la struttura, autotassare i contendenti, gli eletti e anche chi eletto non è, ma partecipa al grande gioco della politica. Poi saranno loro stessi, gli eletti, che provvederanno al mantenimento volontario dell'organizzazione virtuale di cui fanno parte. Tutto il resto è solo spreco.

Lo spreco in Italia è sempre andato di moda, basterebbe soffermarsi alle migliaia di auto blu a disposizione di quattro, dicasi, quattro pirla che non sanno difendersi nemmeno da una mosca. Chi vorrebbe per esempio ammazzare la Finocchiaro? Eppure gira con scorta, John Lennon non aveva la scorta e l'hanno fatto fuori,  qualcuno potrebbe obiettare, certo, ha ragione. 

Mio cugino che contabilizza i guadagni di un grande imprenditore in odore di mafia potrebbe essere minacciato se ne contabilizza troppi? Si deve dotare di auto blindata e scorta armata? Ma per favore... David Cameron, primo ministro inglese, è facile incontrarlo nella subway (metropolitana) mentre si reca in Parlamento, a volte in piedi se non ci sono posti a sedere, e nessuno si scomoda dal cedergli il posto solo perché è primo ministro.

Se vogliamo veramente un cambiamento la soluzione è cambiare il sistema dei partiti. Il M5S ha tracciato la strada, abbiamo visto che è possibile, che strutture partitiche anche complesse possano vivere riducendo al minimo i costi, rinunciando a sedi faraoniche e uffici con lustrini e cristalli. Gli eletti sono tutti professionisti della politica e ben remunerati e in grado di permettersi l'eventuale portaborse o contabile per la dichiarazione dei redditi, tutto il resto è superfluo. 

La situazione attuale italiana.

Grazie al governo Monti, è stata approvata la legge 96/2012, con la quale si è deciso di ridurre i contributi pubblici a 91 milioni di euro per l’anno 2013. Una cifra, tutto sommato, accettabile. La vera questione, il succo di tutto il discorso, è la differenza di controllo sull’uso dei fondi elargiti. I vari scandali degli ultimi anni dimostrano quanto non esistano meccanismi di garanzia efficaci per vigilare sull’effettivo uso dei fondi, nonostante questo occorre dire come sia stato previsto, secondo la legge emanata dal governo tecnico, un controllo sul bilancio (Consob) e una relazione successiva ad un’apposita Commissione per la Trasparenza incaricata di vigilare sui conti dei Partiti. 

Basterà a cambiare la situazione?

Prima parlare di abolizione dei finanziamenti pubblici, occorrerebbe concentrarsi sulla regolazione delle garanzie che i partiti devono rispettare per poter usufruire degli stessi. L'inganno altrimenti colpirebbe duramente. Trasparenza del bilancio, un controllo assiduo degli enti di vigilanza, modifica di alcune pratiche non proprio consone. Due esempi eloquenti? I partiti aventi diritto ai fondi visti i risultati conseguiti nelle elezioni del 2006 andarono avanti a goderne sino al 2011, anche se la legislazione terminò nel 2008. Nelle elezioni successive alla caduta del governo Prodi, poi, dei 475 milioni ricevuti complessivamente, ne sono stati spesi solo 1/5. Singolare, visto che si sarebbe dovuto trattare di rimborsi elettorali.

Un’abolizione totale, allora, non è così consona come sembra. Innanzi ad un controllo rigido e a delle regole ben precise l’Europa – con l'eccezione del Regno Unito – ci dimosta quanto tale strumento sia fondamentale per le democrazie moderne. L’unico modo per percorrere la strada sostenuta da Grillo sarebbe emulare la legislazione statunitense e, in parte quella tedesca, nella quale ogni donazione privata viene resa pubblica per legge. In questo modo, i cittadini, potrebbero capire quali gruppi di interesse sostengano i partiti. Insomma, una garanzia minima per evitare che la politica divenga un gioco manovrato occultamente ed interamente dai grandi interessi. Tale trasparenza sarebbe comunque necessaria anche oggi. Ingenuo, infatti, chi pensa il finanziamento pubblico abbia impedito ai Partiti di ricevere donazioni, all’insaputa degli elettori, dai grandi poteri economici. Ancora più ingenuo chi crede, in un Paese in cui la parola lobby è ancora considerata sinonimo del demonio, i cittadini possano accettare in silenzio un sistema partitico sostenuto pubblicamente dai grandi gruppi di interesse.
Se non si attua questo cambiamento, signori miei, non cambierà nulla e per vincere ci resterà solamente la ghigliottina.

In alto i cuori, possiamo farcela, dobbiamo insistere e resistere.

2013/12/14

Tributo a Nelson Mandela


La notizia che Nelson "Madiba" Mandela, primo presidente nero del Sud Africa, era morto, l’ho appresa attraverso internet. Non guardo da diverso tempo programmi televisivi, sia perché non condivido la cultura televisiva della nazione che mi ospita, troppo simile a quella italica dalla quale ho preferito andar via, sia perché i soliti programmi televisivi non mi appagano a sufficienza, preferisco un buon film o documentario oppure leggere le news online. 

La mia reazione è stata di incredulità. Ho allora cercato la notizia su altri media, quasi sperando in una smentita. Il primo sentimento che ho provato è stato, a sorpresa, di risentimento. Ho sempre considerato positivamente la sua esperienza, già quando fu rilasciato dal carcere e anche durante la successiva e ovvia presidenza, anche durante poi il pensionamento forzoso, non era sua volontà ritirarsi ma gli fu imposto e comunque mi era sembrato giusto che facesse spazio ai giovani, nuove idee, nuove proposte e poi durante i suoi ultimi anni, tutto veniva a formare un quadro molto positivo di lui. Eppure ho provato un forte senso di risentimento. Mi chiedevo perché.

Dopo qualche introspezione, ho capito. Tutti i media elogiavano Mandela. Era diventato un santo. La stragrande maggioranza di coloro che in quei giorni hanno ricordato l’ex-presidente sudafricano lo ha eretto ad una sorta di “eroe planetario”. Un quotidiano di sinistra portoghese lo ha perfino paragonato a Gesù Cristo. Sicuramente ha vissuto per gli altri, ha anche perdonato coloro che lo avevano imprigionato, ha combattuto un regime brutale con parole di pace; ha ispirato molti sudafricani a unirsi, diventando un'icona per il mondo, e così via. Una lettura puramente agiografica della vicenda umana e politica di Nelson Mandela presenta, senza dubbio, un notevole fascino, ma rappresenta al tempo stesso un approccio non soddisfacente, perché non rende giustizia alla complessità della storia politica sudafricana. Eppoi certe notizie sembravano solo la ripetizione di un testo scritto da altri. Chi fa del proprio mestiere l’informazione dovrebbe essere obiettivo, dovrebbe fornire notizie corrette e non edulcorate per vendere più pagine di carta o abbonamenti internet o tv. Queste dovrebbero essere imparziali. È necessaria una visione più equilibrata.


Con Nelson Mandela se n’è andata una delle figure più importanti, conosciute e “simboliche” del ventesimo secolo. In primo luogo, Nelson Mandela è stato qualcuno che per davvero doveva essere ammirato, dato che fin dall'inizio la sua vita era piuttosto privilegiata (non sono pazzo, era una predestinato anche prima di essere imprigionato), decise di vivere e lavorare per il suo popolo, per farlo uscire da quello stato di schiavitù mascherata da libertà. Era un popolo libero solo a parole, nella realtà costretto a lavorare e servire quello dominante per poi essere ricambiato con la violenza e l’odio. Mandela combatteva contro quel destino avverso. Ciò non di meno era davvero un privilegiato. Il suo clan era quello di Madiba, un clan che ha fornito molti re per la sua Aba Thembu (Thembu=persone, regno di persone). Queste persone, a causa della loro lingua, furono chiamati "Xhosa", il popolo Thembu erano un popolo indipendente fino a poco tempo fa. Per chi ha sempre pensato al popolo bianco usurpatore delle terre africane vorrei aggiungere che contrariamente alla credenza popolare, la stragrande maggioranza dei neri in Sud Africa non sono nativi, ma sono arrivati a milioni dai paesi limitrofi solo dopo che i boeri crearono una nazione con una fiorente economia, vaste opportunità di istruzione e notevoli benefici medici. Era quindi sbagliato considerare il popolo nero indigeno dell’estremo territorio africano del sud e estraneo il popolo dei bianchi europei. In questa visione realistica l’unico popolo che avrebbe potuto vantare diritti territoriali fu quello dei boscimani, praticamente scomparso poche decine di anni dopo l’insediamento delle colonie boere nelle province del Capo di Buona Speranza. 

Mandela era un appartenente al popolo Thembu, di origine Bantu e provenienti dall’Africa centrale e non uno Zulu come molti media nostrani hanno indicato. Mandela è andato alle scuole private a pagamento, e frequentò Fort Hare, che era l'unica università per i neri in Sud Africa a quel tempo. Davvero un privilegiato.

E anche questo è parte del risentimento. I genitori di molti miei amici sudafricani bianchi erano rifugiati. Non avevano privilegi, i bambini dei rifugiati non andavano nelle scuole private ne tantomeno ammessi alle università di prestigio anche se di casta e certamente essi non avevano ne potevano vantare nessuna origine nobile di fantasia, reale o altro. Torniamo dunque a Mandela senza dimenticare che il rischio di una analisi affrettata è quello di sacrificare tanto l’analisi storica, quanto quella politica al bisogno collettivo (e mediatico) di costruire eroi e di evidenziare contrapposizioni manichee. 
Mandela presenta, nei fatti, non solo momenti “alti”, ma anche passaggi più controversi, incluso il ricorso a mezzi non sempre giustificati dai fini. E parlo della violenza. Naturalmente, quando una persona scompare, è buona regola parlare innanzitutto dei suoi meriti, almeno quando ciò è possibile, e nel caso di Nelson Mandela ciò è sicuramente possibile. Il più grande merito di Nelson Mandela è quello di aver gestito con notevole maturità la riconciliazione sudafricana, negli anni immediatamente seguenti alla fine dell’apartheid.


Mandela arrivò a un punto, comprensibile, dove decise di creare un movimento rivoluzionario comunista, per rovesciare il sistema con la violenza. Perché è meglio che si sappia. L’ANC e il suo braccio violento contro l’Apartheid era stato creato e voluto da Mandela, per rovesciare i dominatori bianchi boeri con gli stessi mezzi usati da questi contro la sua gente. Questa è la verità, lo stesso vincitore del Premio Nobel per la Pace e leader del Congresso Nazionale Africano (ANC) Albert Luthuli inorridì quando si seppe che alla base della campagna di violenze contro il regime c’era Nelson Mandela!(2)(3)

In seguito, e a malincuore, Luthuli diede una benedizione qualificata per la "Lotta di classe" (modificata per essere più appetibile per i sostenitori occidentali in "lotta per la libertà"). Luthuli era prima di tutto e sempre un cristiano e quindi comprensibilmente non entusiasta di fondare un'organizzazione di guerriglia marxista. Più tardi, diede la sua benedizione, ma non fu mai un sostenitore attivo della politica dell’ANC.

Nella cultura tradizionale africana esiste un complesso sistema di obblighi a incastro che vanno d’accordo con l'appartenenza a un clan o a una famiglia allargata. Questi includono legami matrimoniali, ma anche la spiritualità e l'organizzazione sociale. Luthuli, come cristiano, avrebbe messo se stesso al di fuori di questi legami, mentre Mandela è rimasto nel "sistema". Questo gli diede il tipo di influenza che non avrebbe altrimenti avuto.


In contrasto con Luthuli, Mandela sentì che la violenza era necessaria. Sentiva che tutte le altre vie per trattare con il governo dell'apartheid si erano esaurite, non era realmente così, fu portato a credere che fosse così, quindi creò Umkhonto we Sizwe (Lancia della Nazione), un'organizzazione guerrigliera di stampo comunista. Non è vero, quindi, che Mandela era un pacifista e poneva innanzitutto una resistenza pacifica contro l'apartheid. All’apparenza si, ma dietro le quinte, in una realtà che doveva restare nascosta fu tutto il contrario e lo scrivo qui senza il timore di essere smentito, queste informazioni derivano dai fatti, da fatti, concreti(1). Il Mandela di quel tempo era tutto a favore della rivoluzione armata. La domanda che sorge spontanea è: qual era lo scopo di questa rivoluzione? Era la democrazia? Ne dubito fortemente. Le loro parole a quel tempo (e che ora negano di averle mai pronunciate) erano pura terminologia comunista. Nessuno ha mai citato gente come Edmund Burke, Jean Jacques Rousseau e Thomas Jefferson. Hanno solo citato Marx, Lenin, Mao e gli altri killer professionisti. Tutti ideologi nei loro paesi, molti di loro ricusati dai loro stessi concittadini e morti in miseria. Lo stesso Lenin e poi Mao, leader acclamati da vivi e mal considerati una volta trapassati. Alcuni dei leader di ANC ancora citano queste mummie comuniste come la soluzione di tutti i mali non accorgendosi che il mondo cambia, è cambiato tanto rapidamente da permettere l’abbattimento dei muri veri, o virtuali, di divisione fra il mondo comunista e quello capitalista. 

Torniamo per un momento a Mandela e a quel 1993. Io c’ero, ero li, a Johannesburg e poi a Cape Town. Io vidi con i miei occhi tutto e posso affermare con certezza e riportare al mondo quello che vidi e ho avuto modo di vivere. Nel 1993 il Sud Africa era un paese lacerato e quindi erano presenti tutti gli ingredienti per uno scenario di guerra civile. Gruppi paramilitari bianchi ben organizzati e pronti all’azione, una popolazione nera esasperata ed ideologizzata e violente contrapposizioni tra African National Congress e Inkhata nella provincia del Kwazulu-Natal. In questo delicato contesto si inserì Nelson Mandela, canalizzando i sentimenti rivoluzionari dei neri in un progetto gradualista ed al tempo stesso a conquistare presso l’elettorato bianco quel tanto di fiducia che bastava per legittimare il nuovo assetto politico. 

Parole, apparenza, fumo negli occhi, un camaleontismo collaudato. Il Mandela buonista volto di Giano bifronte che sorrideva al nemico bianco, mentre dall’altra l’MK e il Mandela reazionario girato dall'altra parte. L’ANC aveva aderito alla guerra fredda al fianco dell’Unione Sovietica, della Cina comunista che passavano loro le armi e gli esplosivi per uccidere innocenti, bianchi certo e boeri, ma sempre innocenti. Era una guerra contro un sistema, non solo ideologico ma totale. Bianco contro nero per l’annientamento finale. Che poi annientamento non ci fu, anche a causa di forti pressioni da parte di altre potenze schierate all’altro lato della barricata, gli Stati Uniti d’America in primo luogo. Si disse che a soffiare sul fuoco di liberazione sudafricano ci fossero gli USA. Niente di più falso. Era vero che agli americani il regime non faceva più comodo, era anche vero che cercarono in diverse occasioni di “scippare” il grande business dell’oro e dei diamanti ancora saldamente in mano a organizzazioni boere, ma era anche evidente che entrare come un elefante in una cristalleria nel fragile momento sudafricano equivaleva a distruggere quelle possibili opportunità di poter metter mano un giorno sulle grandi ricchezze della nazione arcobaleno come Desmond Tutu ebbe a chiamarla.


In quegli anni non tutti furono contrari al nuovo sistema che pensavano dovesse venire instaurato. Durante la fine dell’era coloniale, di cui una parte ha coinciso con la guerra fredda, molte persone altrimenti decenti erano disposte a tollerare i crimini del comunismo al fine di contrastare più efficacemente la Gran Bretagna, la Francia o il Belgio nelle loro lotte per l'indipendenza. In altre parole, coloro che hanno combattuto per i loro fondamentali diritti umani, della democrazia multipartitica e la libertà di parola, hanno combattuto idealmente a fianco dell’URSS che schiacciava i sogni di libertà e indipendenza del popolo ungherese! Quello non era il comportamento di un uomo di pace! Mandela e la sua organizzazione non erano nello stesso campionato come Mahatma Gandhi o il Dalai Lama!

Tuttavia Nelson Mandela non fu solamente un pacifista e pacificatore. Fu anche, nei fatti, il leader di un movimento che a lungo ha seguito strade politiche violente e aderito a visioni politiche marxiste e filosovietiche. Nella delicata questione sudafricana, l’African National Congress è stato per decenni parte del problema, non parte della soluzione. L’ideologia comunista dell’ANC e il ricorso alla violenza come strumento di lotta politica rappresentavano un elemento di assoluta incomunicabilità con l’opinione pubblica bianca che negli anni si compattava sempre di più a sostegno del National Party al governo come pure di partiti alla sua destra. Tanto più i neri erano visti come rivoluzionari, tanto più nel dibattito politico bianco si indebolivano le posizioni dei verligtes (riformatori) a favore dei verkramptes (conservatori) e tanto più il Sud Africa bianco percepiva di trovarsi di fronte alla scelta binaria tra comunismo e apartheid.

Andando quindi in ordine cronologico, quando nel 1942 Mandela si unì all’ANC un partito “gemello” di quello di Gandhi, ma dallo stile decisamente diverso, fondò al suo interno la Youth League; e qualche anno dopo diventa comandante dell’ala armata del partito, la Umkhonto we Sizwe, o Lancia della Nazione come detto precedentemente. Mi seguite? Non ci siamo persi nulla nella disanima dell’uomo Mandela. Mi si dirà che le persone cambiano, che adesso è troppo facile sparare sull’uomo Mandela che non può difendersi, che forse non sono informato a sufficienza o di parte. Nel 1962 Mandela viene arrestato a causa delle sue attività, e sommando due processi gli viene comminato l’ergastolo. Sulla base di un processo giusto, riuscì a evitare la condanna a morte. Questo è quanto ci dicono i media “ufficiali”. Ma nessuno ci dice il perché. Forse la commissione Amnesty International che rifiutò di appoggiare il suo caso sbagliò, ritenendo che Mandela non fosse un prigioniero politico ma un “terrorista violento, condannato nell’ambito di un giusto processo”?

Mandela fu arrestato e trovato colpevole non di volere la democrazia e la libertà, anzi di aver cercato di rovesciare il governo legalmente costituito e eletto dal popolo sudafricano seppur format dai soli bianchi. Senza dubbio egli aveva delle buone ragioni per volerlo. Nessun governo, democratico o meno, può tollerare chi cerca di rovesciare il sistema con la violenza. Quindi, Nelson Mandela trascorse 18 anni a Robben Island. Poi fu trasferito in condizioni molto più confortevoli nella prigione di Polsmoor e in seguito agli arresti domiciliari presso la prigione Victor Verster. Non meravigliatevi. Nelson Mandela un domicilio reale non l’aveva più da quasi trentanni, l’ultimo conosciuto era quello di una prigione, dorata rispetto alle precedenti dove aveva trascorso I suoi anni peggiori, sempre un luogo di detenzione.

Quando Mandela fu rilasciato, il mondo era cambiato e lui era abbastanza grande per cambiare con esso. Fu capace quindi di scavare in profondità nella cultura africana tradizionale, dove esisteva un concetto che meritava di essere ampiamente pubblicizzato. Si chiamava Ubuntu. Significa "umanità". Mandela, a differenza del suo predecessore Luthuli non era Cristiano, era stato battezzato ma non aveva abbracciato mai la religion Cristiana, non si riconosceva in essa, invece aveva utilizzato l'antico concetto di umanità. Come Gesù Cristo 2000 anni prima era pronto a riconciliarsi con i suoi ex nemici e aguzzini. Era pronto a mettere da parte qualunque sentimento personale che potesse aver avuto e considerare il bene comune di tutto il popolo del Sud Africa. E così Nelson Mandela spostato dall'essere solo un altro rivoluzionario comunista/socialista del Terzo Mondo cominciò a essere considerato uno statista. Lui stesso sentiva che poteva diventarlo, anzi agiva come se lo fosse. Il passo fu breve. Dopo la sua elezione, nel 1994, lavorò instancabilmente per unire i sudafricani, e vorrei dire che è riuscito in questa sua opera immane.

Rispetto profondamente Madiba e ora che è morto, posso senza remore salutare un uomo rispettabile che, attraverso la riconciliazione e la visione, ha contribuito a iniziare un nuovo capitolo nella storia del South Africa.

Ma si dice spesso che era una visione viziata e lo era veramente. 

Non voglio tuttavia costruire un santuario per il presunto santo. 
Saluto lo statista. Onore delle armi.

Riposa in pace, Madiba!

Note: