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EMOZIONI

A Flower for You



From generation to generation, women have always loved receiving the gift of flowers. Simply put, flora are a symbol of life and beauty and thus, when received, women do not just feel vibrant and full of life, they feel beautiful and incredibly special. Showing her your love with a specially-made bouquet will only increase her affection for you, and make her feel like she is still the most important person in your life. In turn, you will reap the benefits as it will be her pleasure to reciprocate the feelings you garnered her with. Here is the deal with giving flowers.

Women like receiving flowers. Men think flowers are stupid.

Men think: Flowers die, they do not do anything when they are alive, they are expensive, and they are a cliché. Men know that women in general like flowers, but men also believe that women they know personally do not like flowers. The women they know are the exception to the rule.
I think it’s safe to say that mostly women are reading this post. Women are reading to figure out how to get the men in their lives to send flowers.

Here is what it’s going to take: Bottom line impact. Yes, the guys want to get laid, but dinner seems better: it is like money well spent to them — you still get the sex, but you also get good food. What do you get with flowers? This is how men think, for the most part.

So, here it’s what you get:

1. Flowers make the giver happy. The act of giving flowers elicits a real smile (as opposed to a fake, oh-that-was-nice smile) more often than other gifts of similar cost, according to a research. And men are conditioned to react very positively to a real smile.

2. People think you are smarter if you are a guy who gives flowers. That is right. Send the flowers to your significant others’ workplace. Science says that people will perceive you as having higher emotional intelligence than your peers. Next step: Start milking your significant other is network of contacts since they are already impressed with you.

3. Your will be a better manager. Men give flowers at work, too. Not every bouquet means I love you. Some bouquets mean, “Get the project done on time or we are screwed.” Give flowers during crunch time because flowers and plants at the workplace increase productivity. Flowers definitely made women more productive.

Flowers make people happier. You may found that if you see a vase of flowers in the morning, you have more spunk all day and less stress and anxiety at work. So do not just send flowers to your girlfriend and your co-workers. Send flowers to yourself.

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SMILE



Una storia d'amore che inizia in silenzio, il suono di una voce, uno sguardo, un sorriso. Smile, sorridi. Parole che dicono tutto e niente, sentirsi soli anche in mezzo alla gente, una ventata di primavera anche se fuori è inverno. Una storia d'amore ha sempre mille cose da imparare. Parlare di una storia d’amore quando si fa sera viene difficile si rischia di cadere e precipitare nel banale, nelle solite descrizioni che a questo punto si usano per descrivere l'attimo, nemmeno volessimo idealizzare la donna dei nostri sogni repressi. 

Mio padre, se ben ricordo, una volta mi fece notare, nel corso di una delle poche volte che gli raccontai dei miei patemi di cuore, che le donne devono avere due tette, due occhi, un naso, una bocca, due gambe un bel culo e tutto il resto è un optional. In tempi successivi aggiunse che dovevano avere anche begli occhi, da non guardare troppo altrimenti portavano assuefazione, come la droga. Lei è lei, una donna, ecco, come posso descriverla? Diciamo che con il metro di mio padre ha tutto quello che serve, forse non nelle proporzioni che lui immaginava, ma c'è. E c'è anche quel cervello che a lui evidentemente non serviva, non prendeva nemmeno in considerazione. Per mio padre le donne erano oggetti, soprammobili da utilizzare quando venivano utili, possibilmente nemmeno troppo spesso, meglio farle decantare come un buon vino e assaggiare quello che restava ma a piccoli sorsi, con accortezza, per non farle riscaldare troppo, era una questione di stile o forse solo per pavoneggiarsi con gli amici oppure da sottomettere e fare figli. 

E ne sono arrivati tanti di figli.

Per me le donne rappresentano l'altra metà del cielo e scusate se è poco. Io amo le donne, le ho sempre amate, desiderate, sognate, immaginate, anche idealizzate, create come uno scultore, plasmate come l'argilla. Ma una alla volta e possibilmente abbastanza lontane nel tempo lasciando trascorrere mesi se non anni fra un rapporto e l’altro per cercare di recuperare quell’indipendenza persa e sperare di essere, o almeno sembrare all’apparenza, normale. Almeno fino a ieri, all'altro ieri.

E poi è arrivata lei, così in punta di piedi, e non sono più io. 

Non è una storia di quelle banali che si ascoltano troppo spesso mentre parlando con gli amici, attorno a un tavolo, ci si vanta di impossibili conquiste o sogni svaniti nel vento. No, questa è una storia di quelle che portano via tempo, risorse, anima e respiro. Come dire? Non so nemmeno come descrivere questo mio turbamento perché il turbamento è evidente che c'è, esiste, lo tocco con mano, ma non riesco a fermarlo e sto peggio di prima.

Qualcuno potrebbe dire che si tratta di una storia immaginata.

Se lo fosse non starei qui a parlarne, se me ne  fossi inventato una per intrattenere gli amici allora potrei essere trattato come uno dei tanti scribacchini della domenica che cercano inutilmente di intrattenere quei pochi, oramai, canuti e indefessi concittadini che si ostinano a comprare il giornale della mattina per leggere le notizie del giorno prima.

Storie, storie per innamorati delusi o che cerchi di raccontarci?

Cerco di raccontarvi che è sempre tempo di amare. Credevate voi che arrivati alla veneranda età di 75 anni come me il mondo si ferma, appendete il cuore al chiodo e chiudete la porta a quei possibili ma fugaci innamoramenti che la vita ci concede? Sbagliato, quella porta è sempre aperta, uno spiraglio di luce che saetta all'interno dell'anima e annuncia la sua presenza con piccoli e laceranti dolori di petto, tanto che magari, dopo aver incrociato quella che possiamo pensare di credere sia la donna della nostra vita, magari la seconda o la terza o come per me l'undicesima, siamo portati a pensare che l'amore non ha età.

Ma non stavi parlando di una storia?

Vero, l'avevo quasi dimenticato, la colpa è vostra con tutti questi divagamenti e divagazioni che portano fuori strada anche il più coriaceo dei determinati a concludere una storia parlata, e non quella reale che potrebbe, la seconda, interrompersi solo con la fine dei sogni o la lontananza. Meglio di no altrimenti la sofferenza dell'anima sarebbe atroce. Che poi lo sanno tutti che la lontananza è come il vento, che fa dimenticare chi non s'ama, ma è già passato un mese e quell'incendio che mi brucia l'anima non accenna a finire (grazie Domenico per l’ispirazione). Una storia imbastita con un filo forte che non sfila e non si stacca, con tanto affetto e tanti sogni e rispetto e dedizione e poi viene da chiedersi come si fa a vivere così.

Uh ma che noia, continui a girarci attorno ma non se ne vede la fine.

È cominciata per caso, avevo chiesto a una persona di aiutarmi a trovare un indirizzo, e quella si era adoperata per farmi avere la paginetta dove era pubblicato quell'indirizzo corredato da fotografie e descrizioni varie. Poi parlando con un amico scopro che lui mi può accompagnare e, dimenticandomi di aver chiesto aiuto, lo seguo e spendo la giornata con lui parlando di mogli, di fidanzate, di figli, del presente e del passato, e magari anche del futuro, come due pensionati che non si decidono a lasciare la panchina sulla quale oziano ogni giorno pur di non perdere quell'attimo magico dello stare in compagnia.

Lo so che qualcuno potrebbe pensare che comincio da molto lontano, tuttavia è tutto qui. Un paio di fine settimana dopo mi ricordo del mio amico che mi aveva suggerito di andare a visitare un museo, quello della guerra dei trent'anni, a suo dire interessante. E chiedo. Chi mi risponde è lei. All'inizio abbozzo, non nutro particolare attrazione, anche perché a me va a finire sempre in un bel matrimonio, non penso a una undicesima moglie il che vorrebbe dire una sfilza di figli e figlie da aggiungere alla lista invero già lunga. 

Nonostante questo la prendo per mia temporanea accompagnatrice e partiamo all'avventura. A lei del museo della guerra dei trent’anni non interessa poi tanto, lei propone e io accetto, andiamo a teatro e poi a vedere spettacoli di inaudita bellezza nei parchi cittadini, e quelli sull'acqua e un tripudio di luci e colori dei mercati e piano piano sento quella porticina che si apre, lasciando filtrare sempre più luce, prima solo una lama e poi un abbagliante raggio di sole. 

Non voglio sembrare sentimentale semmai sono romantico. Il fatto è che i sentimentali credono che le cose durino a lungo, si sviluppano in contorti percorsi dell'anima e sfociano in un mare di luce immaginario, io sono romantico, penso di aver dato tutto di me e per quello devo essere amato, magari odiato, picchiato, malmenato e... attenzione a non farmi troppo male perché più infierite su di me e maggiore sarà il mio amore per lei. Quindi state buoni e godete l'attimo sfuggente di questa storia d'amore che vive e non morirà mai.

Tutto qui? Nella tua banalità hai dimenticato di parlare di te, di lei, dei suoi occhi, dei sentimenti.

Potrei parlarne per mesi di questa lei, di questo amore infinito, invece il blog mi limita, si scompone e ricompone e non da adito di capire lo sconforto di un uomo alla soglia della vecchiaia, che dire quasi decrepito, che si accorge, e non ditemi mio malgrado perché non è affatto vero, che una luce è entrata e si è ricavata uno spazietto importante nel suo cuore. Sono tornato giovane, con le mie angosce, i miei sussurri, con le cuffie attaccate alle orecchie quasi fossi un teppistello di quelli di oggi, uno che ascolta sempre musica a livelli fonometrici tali che il mio vicino di casa che abita al sesto piano, mentre io sto al quarantasettesimo, definisce catalettici. Io ascolto una musica sola, sempre la stessa, una monotona ripetizione che frulla da sola nel cervello, entra da un orecchio e esce dall'altro tornando alla fonte e ricomincia il giro. Io sono un uomo d'altri tempi e, non me ne vergogno a dirlo, ascolto solo Luigi Tenco, un mito della mia generazione finito troppo presto per amore. Ahi noi innamorati persi. 

Ho persino, udite udite, ricominciato a pedalare alla cyclette, almeno per dare l’impressione che sia dimagrito quel tanto che basta per dire che è merito dell’amore. Mia figlia, quella grande, parla di un miracolo della natura, i nipoti invece si affacciano alla porta della palestra ridendo come solo i bimbi son capaci e poi corrono dalle rispettive mamme dicendo che il nonno è diventato matto. Il nonno non è matto, ma innamorato e scusate se è poco.

Va bene abbiamo capito, straparli e non connetti, non vuoi raccontarci una storia, ma lei come si chiama? 

Troppo facile signori miei. Se vi dicessi il nome qui subito si spezzerebbe l’incantesimo, potrei venir tacciato malamente e pesantemente da stuoli di arrabbiatissimi teenagers che guardano con invidia ai miei successi in amore e ai loro insuccessi nello stesso campo. Sono già oggetto di frecciate feroci quando io e lei camminiamo mano nella mano in città, il nonnetto e la nipotina, se dovessi scrivere qui il suo nome sarebbe per lei la fine, io sono forte e resisto alle bordate ma lei no, ne perirebbe, sono sicuro. Lasciamo tutto come è ora e lasciate correre l’immaginazione....

Di questa storia Uno può immaginare quello che preferisce. Ogni casualità è ammessa. Nessuno tuttavia può permettersi di dire che non sia vero. Grazie a chi mi mantiene in vita. Ho tanti segreti, accumulati e custoditi con grazia, e sentimento. Uno di quelli che il mondo di sopra vorrebbe far conoscere al mondo di sotto, passa attraverso le porte di Yangon. E li si vede chi vince e chi perde, e se poi vinco io? Non ditemi che non vale. Come tutte le belle storie anche questa Ha un significato. Uno soltanto che deve essere scoperto affinché Nessuno sia veramente perfetto. Grazie a tutti per aver letto il mio messaggio di amore, psyche e follia.  I LOVE YOU.





Don't fall in love with someone you can live with, fall in love with someone you can't live without.

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I'm in love with you, why?



I'm in love with you....

(to listen the song just click the link above)

I fell in love with you
because
I had nothing to do
the day
I wanted someone to see
the night
I wanted something to dream
I fell in love with you
because
I could not be alone
the day
I wanted to talk of my dreams
the night
talk about love
and now
I would have a thousand things to do
I feel my dreams fade away 
but I can not think
nothing better than you
I fell in love with you
and now 
I not even known what to do
the day 
I'm sorry I ever met you
the night 
I come looking for you.

This song (translated from Italian without changing original words) 
by Luigi Tenco is dedicated to a special person, 
a person who knows how to give security, and love and care. 
I'm glad to have met you.
Beginning of a long, or perhaps short, talk about love. Love the real one and not occasional, and not of convenience, such as Luigi Tenco sang, because we have nothing to do. Yet it happens, even if you do not want, even if everything moves like a kaleidoscope, the speed of light, a flurry of color and sound, looks at flirting, him, her, there, touch, hs hand touches yours, mine, a great feeling for a moment and then ... 
And then those details which escape at glance careless, I protect you, walk on the safe side of the road, I'll take you, I love you, quiet, go slow do not drive fast.

I love you and all the rest does not matter, I love you and love blinds us, and I still love you and I do not even know why, but when I saw you, everything else does not matter. 
I love you, I love you so much but then I would say, if you think the meaning of this word you could escape. And I love you and I think of you and I can not sleep, an image inside of me. When you fall in love you never know really why .. if we knew love would become something to be explained rationally, and rationality has little to do with love ...

I love you because crossing the road with you by my side, gives me security even when security there's not, I love you because you can eat ice cream, when is only a cream and less ice, and I love you because I like as you look at me. 

I love you and there is nothing else for me.


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E questa è musica....



La musica è la collaborazione tra la mente e il cuore, fra pensiero e sentimento, in altri termini, il linguaggio dell’anima, la sua espressione più vera, reale, quel segno di vita ordinata e lo strumento per realizzare inconsciamente l’armonia dell’anima, un raro connubio di una sequenza di suoni percepita come gradevole o armonico. Gli stessi concetti che ritroviamo quando si parla dell'amicizia. L’amicizia è un sentimento profondo che unisce e cresce giorno per giorno. L'amicizia è il collante della vita, senza amici non si vive, senza poter comunicare le nostre passioni, emozioni, affanni e angosce ma anche felicità, serenità, voglia di vivere si muore dentro. Ma non è di morte che voglio disquisire, bensi di vita, di musica e di amici.

Oggi voglio parlarvi di una storia dei tempi moderni, anzi due storie incredibili. Parliamo dunque di musica e di amicizia e di musica che diventa amicizia e di un'amicizia che suona una melodia e tutto si fonde in un unico pensiero anche se sono due storie diverse e lontane, diversi uomini e diverse donne e...

Quando è l'amicizia che ti spinge a comportarti in una data maniera ecco che reagisci, ti sorprendi, ti guardi allo specchio chiedendo a te stesso: è amore? Ma non può essere amore, lo sai, non voglio cadere nel banale, sorprendermi a pensare come un vecchio bacchettone di mia conoscenza che ammetteva solo l’amore fra persone di sessi diversi, diversi dal suo, e non considerava affatto quello fra persone dello stesso sesso. Incoerente solo per lui eppure così reale e attuale. No, stiamo parlando di un amore di amicizia e non di amore. 

Che poi la nostra lingua imperfetta non riesce a fornire un significato appropriato e non discerne sull’amore in quanto tale e l’amore amichevole. Nella lingua italica l’amore è amore per tutto, dall’auto al pesce rosso, dalla donna o l’uomo della tua vita al ferro da stiro. Si può amare il ferro da stiro? Sinceramente non so, ho letto di questo ma da lì a dire che si divida con lui tutti i momenti belli della propria vita dubito fortemente che ciò sia possibile.

E si può amare una chitarra? Ecco, il mio amico Andrea ama la sua chitarra, è un amore vero anche viscerale, essa è lo strumento della sua musica, l’interprete dell’anima, di quello che sente di voler dire e donare a chi lo ascolta ma… per quanto amichevole la sua chitarra non sarà li a consigliare come superare il mal di pancia o le pene d’amore. E non sarà li a consolarlo quando proverà le angosce da padre che attende il ritorno del figlio a casa dopo una nottata in discoteca. O forse si, ma solo come strumento di espressione del suo essere artista, il braccio musicale delle pene e desideri, il partner silenzioso che sa solo dare e ricevere in silenzio le angosce e nulla più. 

E si può amare quell’amico che si perde in una cattiva strada senza accorgersi che presto non ci saranno vie d’uscita? Ho conosciuto una persona che ama, con un sentimento di amicizia profonda e viscerale, a tal punto da soffrire per lei. E questa è quella seconda storia di cui parlavo all’inizio. Abbiamo un uomo, e una donna, e un terzo uomo che divide la vita con la donna. E sbagliate a pensare al triangolo perfetto o imperfetto. Perché signori questo è si amore ma non quello che pensate voi. Potrebbe essere amore come un fratello e una sorella, invece si tratta proprio di amicizia così profonda da poter essere scambiata per amore, quello che noi chiamiamo perfetto ma che perfetto non è, siamo tutti perfetti e imperfetti e in questo modo compensiamo a vicenda le nostre mancanze con la pretesa di vivere dignitosamente ma nell’allegria.

Eccola qui questa amica e questo amore imperfetto che poi si tratta di amicizia e di preoccupazioni e di affetto per cercare di evitare il peggio. 

Pensaci bene a quello che fai Luca.

E se ti scopri a rispondere che non di amore si tratta, non di quello che doni a una sola persona nella tua vita che non siano i tuoi genitori e parenti, fratelli e sorelle, figli ecco che inconsciamente poni quel sentimento profondo in un angolo del tuo cuore, tecnicamente parlando sarebbe da dire del cervello... Oops quella componente razionale da ingegnere di me interviene per dare una spiegazione logica, logica non è ma sembra, dovrebbe ma non c'è  eppure...

Non è amore, l'amicizia è tutto nella vita, come la musica. Si può amare la musica, farsi trasportare ascoltandola, volare nella mente e immaginarsi in luoghi serenamente incantevoli accompagnati dalle note aggraziate di quella musica che vi trasporta e convince e affascina. Non è tutta uguale, potremmo dire la musica che emoziona è solo quella che noi vogliamo e nella vita solo quello che desideriamo ha un effetto sul nostro comportamento, come l'amicizia. Parafrasando la musica è come l'amicizia. Non tutti gli individui sono in amicizia e non tutta la musica ci emoziona. 
Personalmente non ho alcuna vibrazione mentale ascoltando il punk rock o pun metallica o altre e distorte forme di espressione musicale che sono tutto fuorché espressione dell’anima anche se so già qualcuno mi darà del sorpassato per esser gentili e quindi mi fermo qui e preciso: la musica che intendo io deve essere armoniosa, come quella che emana dalle corde della chitarra sapientemente pizzicato e accarezzate dall’amico Andrea di cui parlavo prima. 

E se scopri di sentirti solo nell’immensità di questo mondo, se ti trovi tra la gente nuovamente solo, se vorresti sentire la voce del richiamo, del perdono per ricevere affetto, per accogliere la stranezza del tuo essere imperfetto. Ti guardi attorno e scopri in fondo che l’essere soli è un fattore comune in questo mondo. Il vero senso della vita è vincere la vita stessa e percorrerla insieme a un compagno d'avventura che ti sappia trasmettere quelle emozioni che ti fanno sentir vivo. Un amico è vita è musica è appagamento...

Com’è strana la vita! Quando pensi che niente e nessuno potrà mai sconvolgere il tuo animo e far vibrare il tuo cuore, ecco che ti regala persone uniche e sensazioni stupende, costringendoti a rimetterti in gioco! Per questo, anche indipendentemente dalle teorie che fin dall’antichità si costruirono per interpretare il fenomeno musica, deve essere ricordato che nella Grecia, così come per i popoli orientali e per tutti i popoli primitivi, la musica costituisce un momento fondamentale dell’educazione; nella formazione integrale dell’uomo, secondo Platone, l’educazione comprende la ginnastica per lo sviluppo del corpo e la musica per l’anima.

Possiamo definirla anche un’espressione d’arte trascendente; infatti, per circa cinquemila anni (dai sumeri all’anno mille circa) la musica ha sempre avuto, prevalentemente, la funzione di collegare l’uomo a Dio, ha avuto una funzione fondamentalmente religiosa; addirittura nell’antica Grecia la melodia era considerata il risultato del legame che si creava con la divinità. La musica dunque come linguaggio universale aggregante. E chi meglio della musica può dare un significato a una amicizia? E' la musica il motore dell'amicizia e l'amicizia fra gli individui, senza dimenticare gli esseri viventi, diventa musica per le mie orecchie tanto da dedicare un pensiero.

Si evince da tutto questo che la musica è un linguaggio universale, il collante per una realtà che consente di comunicare, di gettare ponti verso gli altri e, insieme, di esprimere se stessi, i diversi sentimenti e momenti della propria vita e della propria anima. Un linguaggio senza tempo, senza territori, né confini, è la voce di tutta l’umanità, di qualsiasi tempo e luogo. In un mondo, poi, in cui sono diventate universali parole che esprimono valori negativi come: guerra, odio, vendetta, razzismo e persecuzione, non solo il linguaggio prettamente musicale, che sicuramente viaggia più velocemente e arriva prima all’animo delle persone, ma le stesse parole utilizzate nella musica ci possono aiutare a comunicare valori positivi che devono ispirare le nostre azioni quotidiane. 

La parola accordo, per esempio, per augurare un mondo in cui tutti i popoli, anche nel rispetto delle loro diversità di cultura, usanze e religione, possano essere uniti da obiettivi e valori comuni, andare cioè d’amore e d’accordo come le note quando, suonate simultaneamente, creano piacevoli melodie. Sarebbe ancora opportuno prendere in prestito dal mondo musicale anche la parola armonia che deriva dal termine greco “harmonia” e significa unione. Come nella musica esiste l’armonia di suoni così nel mondo sentiamo il bisogno di una armonia di pensiero e di azioni, di un’armonia dei fatti con le parole, dell’armonia di sentimenti e opinioni per permettere a tutti di vivere in pace. Infine, come i musicisti di una grande orchestra, che anche con strumenti diversi suonano armonicamente la stessa musica, tutti gli uomini dovrebbero vivere ed agire concordi per un mondo migliore.

Qualcuno di cui ho perso il nome, tempo fa scrisse che l'amicizia è come la musica: due corde parimenti intonate vibreranno insieme anche se ne toccate una sola. L'amicizia è musica, la musica dell'anima, la senti solo tu. La musica è amicizia è coesione, partecipazione, complicità, condivisione di emozioni e di dolori, di pensieri, di stati d'animo, di passioni. 

E questa è musica....


Si, lo so, e' sfuocata! Ma e' giusto cosi'.
Chi deve, si rivede in questa immagine,
e chi non sa, immagina. E anche questa è musica...

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La Vita e oltre...




La vita risponde alla legge non scritta di causa-effetto, ogni effetto deve avere una causa, non può sorgere dal niente. Non per niente fu espressa la legge della conservazione della massa "Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma" di Antoine Lavoisier, la vita non nasce dal nulla, va oltre questo concetto.

Quando noi vediamo una pianta sappiamo che è nata da un seme, sappiamo che non è sorta dal nulla e la logica ci dice che così è per tutte le cose, anche se a volte questo nesso causale ci sfugge, perché non è così ovvio. Nel '600 i naturalisti dell'epoca erano convinti che i pesci e tutti gli animali inferiori nascessero dal fango inanimato, cioè dal nulla. Se uno sosteneva il contrario veniva bruciato sul rogo, ci vollero due secoli per dimostrare la vera causa e cioè che la vita nasce dalla vita e non dal nulla. Oggi sono ancora in molti a credere che l'anima nasca insieme al corpo e che nasca con tutte le sue caratteristiche personali dal nulla, cioè senza nessun passato o causa precedente. Lo spirito è il prodotto di tutto il suo percorso passato.

Tutto quello che ci accade è per una ragione precisa. Non esistono errori. Non esiste il caso. Non esistono capricci divini. Il motivo risiede in qualcosa che abbiamo fatto in precedenza, o in questa vita o in qualcuna delle precedenti esistenze terrene. E non ci accade per punizione, ma per darci la possibilità di cambiare e migliorare, ossia di evolverci. E siamo noi stessi ad aver scelto le nostre prove, ben prima di nascere, proprio per questa finalità. In realtà, subiamo tanti condizionamenti da chi ci circonda, spesso senza neanche accorgercene, ma la scelta è sempre e solo nostra.

Ogni qual volta una persona ci fa del male siamo noi ad aver creato quella situazione e quella persona, inconsapevolmente, ci sta in realtà regalando l’opportunità di cambiare, di vincere il nostro orgoglio, i nostri cattivi sentimenti. Se noi reagiamo male abbiamo fallito la prova, la prova che noi stessi ci siamo messi davanti, abbiamo sprecato un’opportunità per evolverci. La prova dipende esclusivamente da noi, la responsabilità è sempre e solo nostra se vogliamo o non vogliamo cambiare, sbagliamo se ce la prendiamo con chiunque altro.

Ogni qual volta noi soffriamo per un qualunque motivo è perché non abbiamo compreso qualcosa e la sofferenza è l’ultimo rimedio che ci viene dato quando non vogliamo proprio capire la lezione, data la nostra incapacità di non averla voluta capire con “le buone”.

L’esistenza terrena è esattamente una scuola, un corso di studi, il mondo è una palestra dove ciascuno viene per imparare, fare esperienze, evolversi. Quasi sempre, sono le esperienze più dure e difficili, quelle che ci fanno soffrire di più, proprio quelle da cui impariamo di più, quelle che ci fanno cambiare maggiormente. Quando tutto è rose e fiori, quando tutto è facile e in discesa allora è molto difficile che una persona si sforzi di cambiare, è probabile anzi che si divenga viziati, proprio come le persone che hanno tutto, il vizio le rende peggiori, non migliori. Quando invece una persona nasce in mezzo alle difficoltà è costretta a rimboccarsi le maniche e a migliorare. Ecco perché gli individui, quando pianificano programma del loro viaggio terreno, prima di incarnarsi, scelgono spesso vite difficili e piene di ostacoli, altrimenti sarebbe una passeggiata, è probabile che si finisca con il non imparare nulla e questo viaggio sia inutile e che debba essere ripetuto. Paradossalmente la prova più difficile è proprio quella di chi ha tutto, perché è rarissimo che si resista alle forti tentazioni del vizio e si diventi una persona semplice, con grande umanità e altruismo.


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Istruzioni per vivere



Ricordo di aver letto in qualche libro un pensiero, direi geniale, a proposito del mestiere dei genitori, secondo cui essi non devono asfaltare, nel senso di rendere scorrevole e scevra di impedimenti la strada che i figli percorreranno, la strada della vita si intende, semmai è loro responsabilità provvedere a fornire una buona mappa, una guida, non enciclopedica ma facilmente consultabile affinché i figli siano in grado di trovare la giusta strada per arrivare più in alto possibile in quella scala di valori chiamata vita. Gli inglesi lo chiamano parenting noi, forse banalmente, preferiamo chiamarlo mestiere. Che lo si chiami all'inglese oppure all'italiana di fatto il ruolo di genitore è forse uno dei più difficili da interpretare, perché non si può apprendere sui libri di scuola in quanto non esistono regole universali su come prendersi cura dei propri figli. Ogni genitore interpreta il ruolo in modo del tutto soggettivo; sono la storia individuale e familiare, l’educazione ricevuta e le diverse esperienze a determinare le differenze nelle competenze genitoriali. Sappiamo per esperienza che il genitore perfetto non esiste, esistono genitori più attenti e rispondenti ai bisogni dei propri figli. Per un genitore è di fondamentale importanza riuscire a favorire nel figlio non solo una crescita adeguata sul piano fisico, emotivo, intellettivo e sociale ma anche comportamentale, i genitori spesso rappresentano per i figli un modello a cui ispirarsi, sia pure inconsapevolmente. E questo è forse l'insegnamento più difficile, insegnare ai figli come vivere partendo dal nostro modo di affrontare la vita, per quanto ci sforzeremo a insegnare concetti e processi i nostri figli guarderanno sempre l'insegnante che hanno assunto a modello. 

In questo lungo cammino di consigli e istruzione per vivere io partirei da alcuni suggerimenti su come iniziare il percorso, formarsi le basi, costruire attorno a esse il futuro. Ecco dunque i miei primi cinque consigli per affrontare serenamente ogni nuovo giorno, nel difficile cammino della vita. A differenza di altri che si sono cimentati in questo difficile esercizio io aggiungo un pensiero, una spiegazione, l'istruzione per l'uso, ognuno lo prenda come preferisce. 

1. Avere un cane! 

Come sarebbe a dire? E tutti quei buoni propositi? Avere un cane non è affatto banale, vuol dire sacrificare un poco del nostro tempo, della nostra vita, dei nostri piaceri per condividerli con l'amico dell'uomo per eccellenza, appunto il cane. Significa essere portati a considerare gli altri, chi ha meno di noi e dare loro quel supporto di cui necessitano che poi non deve essere per forza denaro e lavoro, ma anche le piccole cose, al cane una ciotola piena d'acqua e le crocchette all'ora dei pasti, una passeggiata almeno tre volte al giorno, anche se piove, tira vento o nevica. Agli umani parole di conforto e comprensione, aiuto morale per tirarsi su e ricominciare a guardare avanti, aiuta moltissimo sapete? 

2. Complimentarsi almeno con tre persone al giorno 

Complimentarsi sarebbe? Stringere la mano, dir loro che hanno svolto un buon lavoro, che sono stati bravi, che sono buoni amici o semplicemente che si sta bene con loro anche senza dividere nulla, che siamo felici lo stesso, siete contenti voi, sono contenti loro. 

3. Assistere al sole che sorge almeno una volta all'anno

Il sorgere del sole è una allegoria. E' la vita che ricomincia, dopo la pausa notturna, è un momento di riflessione, la considerazione che siamo ancora tutti vivi, che siamo qui, pronti a ricominciare e combattere virtualmente per il nostro posticino al sole. Perché l'alba e non il tramonto? 

Il sole sorge sempre molto presto, significa sacrificio per assistere al magico momento, è necessario alzarsi presto al mattino e trepidamente attendere i primi raggi di luce. un momento indescrivibile. Il tramonto è la fine del giorno, nella rappresentazione allegorica rappresenta la fine della vita, abbiamo tempo per assistere, non servono sacrifici speciali, bisogna essere li al momento giusto al posto giusto. Ecco, sorge il sole, viviamo insieme questo fantastico momento che si ripeterà domani ma, chissà, se domani avremo tempo. 

4. Stringere la mano con fermezza 

Ecco un aspetto che ritengo importantissimo. Lo stringere la mano. C’è chi ha scritto testi, manuali, enciclopedie sul vezzo di stringere la mano. Ognuno ha da dire la sua per quanto riguarda certi atteggiamenti. La stretta di mano rivela molti tratti della personalità: un palmo umidiccio, uno sguardo sbagliato o una stretta eccessiva possono dare all’interlocutore una cattiva impressione. E' uno degli elementi cruciali nei rapporti interpersonali, rivela rapidamente aspetti importanti sulla personalità di chi abbiamo di fronte: se è troppo soft indica insicurezza, mentre una stretta troppo breve può essere indice di arroganza. La mano, figlio mio, la si stringe con trasporto e vigore, lo stesso vigore che metteresti in un abbraccio, se è veloce e assente non si ricorderanno di te, se stringi ma senza esagerare allora saranno felici. 

5. Guardare sempre la gente negli occhi 

Questo è di fondamentale importanza. Ricordo che quando ero giovane ebbi modo, mio malgrado, di conoscere una persona che aveva uno strano vizio. Non guardava negli occhi ma grossomodo all'attaccatura dei capelli. Oltretutto era anche strabico, per cui non sapevi mai da che parte stesse guardando. Mi urtava moltissimo parlare con lui, ne avrei fatto volentieri a meno, purtoppo in certe occasioni ero obbligato in quanto si trattava del portiere del condominio dove abitavamo. uno di quei condomini col portiere in livrea che t'apriva la porta ringraziando della visita (tutti i giorni e tutte le volte che varcavo quella soglia), uno di quelli che ti chiamava l'ascensore e ti porgeva la posta con molto garbo e disponibilità, uno di quelli che non guardava mai negli occhi e che cancellava con un tratto di penna tutte le buone azioni, ancorché profumatamente pagate, fino a quel momento eseguite. Per cui, presto detto, guardare sempre la gente negli occhi, equivale a dire che non si ha paura di nessuno, la consapevolezza della propria forza, non già il potere, quello bisogna conquistarselo, ma la forza e tutto il resto verrà da sé. 


E come si dice alla fine delle puntate delle serie tv americane: to be continued....


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E se fosse amore?





Quale amore dovrebbe essere se fosse? 

Troppo facile parlare d'amore. Tutti pensano che l'amore possa risolvere i problemi di questo mondo dove molti, ma non tutti, soffrono, in particolar modo gli italiani che, a leggere le loro storie sui vari social forums, stanno già con l'acqua alla gola, annaspando come disperati alla ricerca di una soluzione, qualsiasi essa sia, per restare a galla, per sopravvivere, e si attaccano anche all'amore per trovare lo stimolo giusto che permette di sopravvivere.


No, non parlo di quell'amore di forma opportunistica, io appoggio te e tu appoggi me e stiamo a galla in questo mare di molle e maleodorante liquido fecale che viene sparso teoricamente a grandi mani dai nostri indefessi politici ma che, in effetti deriva da noi stessi, da quello che abbiamo seminato negli anni passati e adesso tragicomicamente arrivato al pettine come un nodo.

La cicala canta l'estate e la formica lavora per cui l'inverno la formica gode e la cicala muore? No signori miei, stiamo parlando di differenti specie d'insetti, la cicala è destinata a una breve e intensa vita, orientata a tramandare la specie di musicali consaguinei che rallegrano il sottobosco. La formica invece tiene famiglia, molto numerosa, è amore, ma anche dedizione, quel sentimento che le permette di seguire giorno dopo giorno gli stessi passi, le stesse azioni per portare cibo alla comunità affinché tutti sopravvivano in armonia e senza calpestarsi i piedi l'un l'altro. 

E non ditemi che la formica, poverina, è una schiava della regina perchè potrebbe tranquillamente sgusciar via quando meno se lo aspettano per fare che poi non si sa, ma l'importante è l'amore, per se stessi in quel caso.

No, non parlo di questo amore, parlo invece di quello sublime, superiore, sopra ogni cosa per il quale gioisce l'anima e non solo quella. Quell'amore che ci permette di affrontare le prove più difficili e dure che la vita ci riserva prendendola, non dico sul ridere, ma almeno senza metterci a piangere e versare lacrime a scrosci che pare l'Arno nella piena del ‘65.

L'amore a tratti, fermi e decisi, l'amore a linea continua ma con qualche interruzione, per prendere fiato, l'amore che lega indissolubilmente un padre, non già una madre che d'amore ci deve vivere per forza, col proprio figlio.

Che un atto d'amore dice che il figlio è di tale padre e per quello che l'ama salvo poi verificare il dna e scoprire che non è ma.... Ma benvenga l'amore che passa sopra ogni cosa, anche sopra un paio di elicoidali filamenti che dicono tutto e non dicono niente.

Che poi amore diceva qualcuno che deve essere per sempre. E come fai a definire che è per sempre? Si comincia e non si sa quando finisce se finisce o forse si pensa che sia iniziata quella storia d’amore da perderci la testa per poi scoprire che era un calesse come un film del caro Nuti che col calesse è pure andato fuori di testa?

Il mio amore, vorrei dire, l’amore come lo intendo io deve essere casto e puro, suvvia, virtualmente, l’amore non si intende sempre quello fra un uomo e una donna, è amore come detto prima quello del padre col figliuolo ma anche del figliuolo col gatto cane o ranocchio, magari corrisposto a metà, magari solo frainteso ma c’è dedizione e comprensione e questo deve riempire i cuori e pensare che finché c’è amore esiste anche la speranza che tutto possa migliorare. 

Amore è dedizione, amore è anche arrendersi all'evidenza dei fatti, delle situazioni, della consapevolezza che tutto possa cambiare, in meglio o in peggio non è dato saperlo, in una forma che a noi è congeniale in un modo che si possa convivere con esso e arrivare a apprezzarlo, non bollire di rabbia e fastidio ma gioirne. L’amore è quello che avviene dopo l’irruzione casuale e sconvolgente nella nostra vita di un individuo, di un oggetto, di un pensiero reale o virtuale,  l'espressione di un concetto filosofico una casualità assoluta di un incontro fra due entità che si tramuta in un aspetto di un destino inatteso.

Io amo perchè sono vivo o amo per non morire. Non fraintendetemi, io amo, d'accordo.
E se amassi un calesse, torniamo a questo calesse di nutiana memoria, potrei esser giudicato pazzo? Per quale inverecondo motivo dovrei amare un calesse che non corrisponde se non con le sensazioni che io provo per lui, il calesse? Allora non  è amore ma reciproco interesse a convivere (ditemi poi come si fa) con un calesse che non parla, non ride, non piange e meno male, non mangia neppure.

Io amo il mondo, la vita, la famiglia e i figli, il mio lavoro e i sogni, i desideri inconfessabili e quelli che confesso, amo l'aria che respiro anche se mi avvelena giorno dopo giorno, amo l'acqua e la terra, amo il fumo dell'arrosto, amo il tuono e la tempesta, la pioggia e la neve e non odio nessuno. 

E' dunque amore?


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I/O




Io sono pesante? Forse si, o forse io non sono esattamente così, in linea di massima si, anche se esistono delle conflittualità. E’ vero che sono pesante, è anche vero che non lascio perdere ma non adesso, i tempi cambiano, le persone anche. Era così in un passato ormai vecchio, stantio, ammuffito. Tuttavia, posso affermare che anche a me sembra tutto-tutto-tutto troppo importante. Magari mi sbaglio, magari non è vero, magari niente è veramente degno di nota, degno di tempo, degno di attenzione. 

Avete mai pensato al significato del termine "io"?
Io è anche un linguaggio di programmazione, una sequenza breve di acceso e spento (In/Off). Un codice binario a semplice declinazione dove l'accensione precede lo spegnimento, allora tutta la nostra vita è costituita da continui in e off secondo le situazioni, gli animi, le consuetudini, la gente che ci circonda? Accendiamo questo termine e diciamo che "io" esiste anche se subito dopo, una milionesima frazione di secondo dopo non esiste più e allora viene da pensare "Chi sono io?". Forse è meglio scriverlo I/O?

Io a volte mi interrogo e mi chiedo perché, sono forse sono venuto al mondo per perdermi dietro a quei particolari che nessuno nota più? Affezzionato a quella cura del dettaglio che agli altri difetta enormemente, io sono per dare quelle spiegazioni che non interessano a nessuno, o forse si ma non nei modi e nei tempi e nelle parole e nei toni che io utilizzo e così va a finire che sembro petulante, indisponente, supponente. 

Invece no, io sono attento e disponibile sempre ai problemi altrui, cerco di far caso a mondi che per altri sembrano idiozie. Magari dovrei fare più attenzione al grande disegno, alla meta, all’obiettivo o come si dice oggi al target, quello del “grande” e non dell’insignificante. Oggi non interessa a nessuno se mentre stavi andando a lavorare hai visto un bambino giocare pericolosamente vicino alla strada, un prato di cui non ti eri mai accorto, un palazzo con la facciata dipinta di giallo canarino o uno stormo di fenicotteri rosa, un bimbo che piange, un miagolante gatto che vorrebbe averti vicino, ti promuove a suo compagno per la vita, no, per tutti l’importante è che tu arrivi in ufficio e lasci fuori quel gatto che ti ha dato tanto amore senza mai conoscerti.

Oggi non importa a nessuno se un giorno ti sei svegliato e hai sentito la necessità di indossare la camicia arancione, i pantaloni blu elettrico, le calze nere e la giacca verde solo per mostrarti più allegro, per non morire dentro. L’importante è che tu faccia quello che devi. Sono pesante, sono permaloso. Al contrario di qualcuno io ricordo le date, ricordo tutte le  capitali che ho visitato e anche quelle che non conosco ma ho letto da qualche parte sui libri, su internet, visto al cinema o alla tv. Al contrario di altri mi offendo, mi imbarazzo se loro non conoscono le capitali del mondo, se mi dicono che Londra è la capitale del Burundi e Johannesburg quella della Scozia. Sono pesante, voglio sembrare perfetto anche se nella vita reale... ebbene si, cerco di essere perfetto, con qualche peccatuccio ma reale.

Sfortunatamente non ricordo i nomi della gente che ho conosciuto ma ricordo perfettamente i volti di ognuno per cui se incontro qualcuno per strada che ricordo mi arrovello per cercare di appioppare un nome a quella faccia finché non approccio la persona per chiedergli “scusa ma dove ci siamo già visti?”. 

Non ricordo nemmeno i nomi dei più grandi artisti di tutti i tempi ma non rappresenta per me una grande perdita, quando mi servono apro le infinite pagine della conoscenza nel web e pesco a piene mani quello che mi serve e se mi serve mentre parlo con qualcuno ammetto candidamente di non conoscerlo. 

Sono pesante ma pensante, non ricordo i nomi delle strade ma se tu vuoi andare dal punto "x" al punto "y" di una città che conosco sappi per certo che sarò in grado di aiutarti a trovare quella strada, qualcuno non molto tempo fa a proposito di Copenhagen mi soprannominò Bal Bal con chiaro riferimento al navigatore gps Tom Tom (grazie Stefano).

Ma non ricordo mai che lavoro fa la gente. Ricordo bene se qualcuno mi ferisce, però ricordo bene anche se io ferisco qualcuno e quel ricordo mi perseguita per anni, ho nella memoria un cassetto specifico di questi dolori procurati e tutte le volte che metto in ordine i ricordi ecco che tornano in mente e fanno male. 

Ricordo bene se qualcuno ha gli occhi tristi, o se li ha pieni di gioia infinita. Ho sempre paura di essere frainteso, è vero. E’ che credo, credo fermamente, che tutto questo pressapochismo, tutta questa “leggerezza” di cui in tanti dicono di aver bisogno, tutto questo “ne riparleremo poi”, tutto questo “le cose stanno così, pace!” non faccia per me. 

Io sanguinerei, mi farei sanguinare le labbra pur di essere preciso in quello che dico e faccio. Io, perché io so che basta una parola, una piccola parola a far piangere una persona per notti e notti intere. Non io, io (non) lascio perdere. Io cerco di far piangere meno persone possibili, perché sono i particolari a uccidere. 
(liberamente tratto, corretto e adeguato al mio pensiero da uno scritto di Susanna Casciani.)



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Questa notte ho fatto un sogno



Questa notte ho fatto un sogno,



ho sognato che camminavo sulla sabbia accompagnato dal Signore, e sullo schermo della notte erano proiettati tutti i giorni della mia vita.
Ho guardato indietro e ho visto che ad ogni giorno della mia vita proiettato nel film apparivano orme sulla sabbia: 
una mia e una del Signore.

Così sono andato avanti,
finchè‚ tutti i miei giorni si esaurirono.
Allora mi fermai guardando indietro,
notando che in certi posti c'era solo un'orma...
Questi posti coincidevano con i giorni più difficili della mia vita: i giorni di maggior angustia,
di maggiore paura e di maggior dolore...

Ho domandato allora:
"Signore, Tu avevi detto che saresti stato con me in tutti i giorni della mia vita, ed io ho accettato di vivere con Te, ma perché‚ mi hai lasciato solo proprio nei momenti peggiori della mia vita?".

E il Signore mi ha risposto:
"Figlio mio, io ti amo e ti dissi che sarei stato con te
durante tutto il cammino e che non ti avrei lasciato solo
neppure per un attimo, ebbene non ti ho lasciato...
I giorni in cui tu hai visto solo un'orma sulla sabbia,
sono stati i giorni in cui io ti ho portato in braccio".

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Scrivere per vivere o vivere per scrivere?


Scrivere per vivere o Vivere per scrivere?

Scrivo su questo blog da quasi otto mesi, ho totalizzato oltre 15,642 visite (fotografia al momento di scrivere questo articolo, 6 Aprile 2013). Da qualche settimana mi interrogo sul senso della mia attività online, su questo spazio virtuale che evidenzia quella necessaria voglia di esternare i miei pensieri verso un prossimo che legge e approva e anche se non approva vorrebbe leggere e godere dei miei pensieri a volte paranoici e non so nemmeno io se sono in linea o completamente fuori registro.

Ho sempre fatto il possibile per mantenere una certa regolarità nella produzione di contenuti: volevo provare a dire la mia ogni volta su temi che mi interessavano maggiormente. Io non sono un giornalista, ho un altro lavoro e lo scrivere è una passione, quasi totalmente gratuita. Per cui è bastato ritrovarmi davanti a un’immensa mole di lavoro ‘tradizionale’ per dover riconsiderare la mia costanza. In queste condizioni è impossibile dire sempre qualcosa di intelligente, utile e di qualità. Sono quasi ossessionato da questi due concetti: utilità e qualità. Se non hai qualcosa che serve a qualcuno o a qualcosa forse è meglio non dire nulla.

Non ho rinunciato, però, alla scrittura, scrivo quando posso e quando sento delle emozioni che mi impongono di esternare il mio pensiero. Leggo e scrivo e in questo ho trovato ulteriore conforto a supporto delle mie sensazioni: ci sono molti concetti che è inutile ri-scrivere.  Lì fuori, tra media tradizionali, giornali e online, ci sarà sempre qualcuno che ne saprà più di te su qualsiasi argomento. 

Bisognerebbe scrivere qualcosa solo quando è un valore aggiunto nella discussione pubblica. E allora sempre più spesso mi chiedo: che senso ha scrivere? Non sarebbe meglio condividere i contenuti di altri? Non c’è già troppo rumore nella Rete?
La ‘semplice’ condivisione, allo stesso tempo, non risolve il problema: non per il gesto, che di per sè ha un elemento meraviglioso di generosità, quanto per la sua utilità relativa. Ha senso, ad esempio, retweetare qualcosa di cui già hanno parlato tutti, specie se non si ha nulla (di originale) da aggiungere?

A me pare che la websfera italiana al momento non funzioni così. Tutti noi, blogger, giornalisti, opinion leader digitali tendiamo a pendere dalle labbra dell’attualità, del quotidiano, del ‘tempo reale’. Quando c’è una notizia che ‘fa opinione’ non è difficile leggere decine, centinaia di post e commenti, spesso uniformi in modo stucchevole. Davanti agli occhi del lettore medio, spesso stanco o comunque poco desideroso di leggersi intere bibliografie ogni volta, si presenta un muro di opinioni indifferenziate che spesso provengono da illustri sconosciuti. Il risultato, verosimilmente, è l’adozione di un atteggiamento conservativo da parte del pubblico: meglio leggere chi già conosco.

L’altro pericolo che io sto riscontrando è ‘la corsa al click‘: quando succede qualcosa, qualsiasi cosa che possa essere considerata notizia, assistiamo alla produzione di post già pochi minuti dopo la prima agenzia o il primo tweet che ne parla. Questi post, spesso, sono poco più che fotografie dell’accaduto, senza analisi. Un esempio di metanarrativa dell’agenzia di stampa: ne avevamo davvero bisogno?
Credo che tutto ciò sia naturale e largamente comprensibile: si fa per poter essere rilanciati per prima online, per costruirsi una propria popolarità, per poter dire di aver dato la notizia, salvo poi lamentarsi se il grande giornale ne parla in modo più diffuso due ore dopo, magari con annessa e spesso inverosimile accusa di essere stato copiato.

Più passerà il tempo, più ognuno di noi dovrà porsi un problema: scrivere sempre per essere visibili o scrivere solo quando si ha qualcosa di interessante da dire, con il rischio di finire dimenticati e perdere parte del proprio pubblico?
Io, nel mio piccolo, proverò a seguire la mia strada, aggiungendo una terza via: scrivere di più nei weekend, d’estate, quando gli altri sono in vacanza: quando ci sono meno voci a parlare forse si è più utili anche quando non si è straordinariamente brillanti. Scrivere delle mie idee, sogni o emozioni, scrollandomi di dosso le consuetudini, le mode e le richieste della gente, scrivere quello che sento e non necessariamente quello che vorrebbero sentirsi dire i miei lettori.

Perché c’è sempre un pubblico che ha voglia di informarsi e ha la possibilità di farlo online. E che merita di essere informato con la stessa qualità sette giorni su sette, 24 ore su 24.



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Solitudine



Non mi piace stare da solo.

Io sono un estroverso. Non importa quanta socializzazione possa fare, mi sembra sempre di avere ancora spazio per gli altri. 

Questo è vero. Ma il tipo di solitudine di cui parlo qui è più orientata sullo "stare con me stesso". Evidente che io faccia del mio meglio per evitarlo. E comunque non sono del tutto sicuro del perché. Perché apprezzo lo stare con me stesso intendo dire. Una volta non ero così, quando ero giovane ero introverso, direi più che altro timido, timoroso delle interazioni con gli altri e in particolare con l’altro sesso. Non che non avessi provato a cercare di stabilire un serio rapporto di scambio con le ragazze, no di certo, piuttosto mi sentivo impreparato per affrontare un certo discorso. In seguito ho scavalcato la barricata e sono passato dall’altra parte. Da introverso son diventato estroverso. Mi piaceva stare con gli altri, scambiare informazioni, notizie, chiaccherare. In questo nei tempi recenti facebook ha contribuito molto a mantenere questo scambio continuo con gli amici, le persone che ho conosciuto in tempi recenti e conoscevo in passato, a riavvicinarmi a persone che non ricordavo quasi più.

Poi qualcosa è cambiato, ricordo di aver scritto qualcosa al proposito probabilmente un anno fa. Non che ricordi il giorno preciso, non ne sono certo. Deve essere stato quando ho iniziato a rendermi conto che stare qui in Vietnam solo come un cane, non dico fosse piacevole ma poteva accontentare i miei bisogni immediati, era la consapevolezza che in certe situazioni non si possa pretendere più di tanto dalla vita, se la vita non ti da quello che vorresti ricevere tu da lei. Dicevo che lo scorso anno, ho visto me stesso stranamente fare un cambiamento introspettivo. 

Caso in questione, è sabato sera, e io sono a casa da solo, non che fosse casa mia, diciamo nella casa che avevo in Vietnam fino allo scorso anno. Sono senza un piano. Non è per aver provato e fallito. Non ho mai avuto un piano se non era in programma qualcosa di specifico. Mai pensato di organizzare, tranne forse fugacemente, qualcosa che avrebbe potuto essere considerato utile per raggiungere questa o quella persona. Un amico lontano ma nemmeno troppo mi chiede se ho intenzione di spendere una settimana in sua compagnia, con la sua famiglia, tanto per cambiare aria. Lui al tempo viveva in Thailandia. Ecco che li ho pensato che fosse possibile, poi ha prevalso il voler rimanere da solo, durante una festa che non era la mia, una vacanza forzata in terra straniera, ecco adesso ricordo, la sensazione l’ho avuto durante il capodanno cinese che qui si chiama Tet. 

E così alla fine mi sono ritrovato a scrivere sul mio blog, per parlare con gli altri, forse a pensare di mettere a frutto questa capacità di comunicazione o forse solo per l’esigenza di comunicare a altri il mio pensiero. E non so come sto parlando con voi di solitudine, in una forma contorta e piuttosto ironica, perché so dove sto andando adesso, e nonostante tutto mi sembra essere sempre meno importante per me di quanto lo sia mai stato prima. Non sono sicuro di cosa possa significare. Sta diventando meglio lo "stare con me stesso", come ho commentato in precedenza? Non lo so. Sto ritornando a essere un introverso? Non lo so.

Ci sono pensieri frammentati e le loro connessioni. Ricordo mia madre quando parlava più o meno degli stessi argomenti con mio padre, parlavano di me ovviamente, e poi lei cercava di mettermi all’erta, ricordarmi che l’essere sempre introverso non aiuta nella vita, isola le persone, forse aveva ragione? Lei di tanto in tanto mi diceva: "Quando tuo padre e io ci siamo sposati, abbiamo avuto inizialmente tanti amici. Era normale voler stare insieme a loro regolarmente, tutte le volte che gli impegni reciproci lo permettevano. Ma nel corso degli anni lui ha iniziato a allontanarsi da loro, uno per uno si sono persi per strada, tuo padre decise che non erano buone amicizie per la famiglia, per i figli, per crescere e migliorare se stessi, decise che non voleva più essere amico con loro."

Prima di tutto, non sarebbe in alcun caso la valutazione di mia madre delle azioni di mio padre come un riflesso della realtà a cui intendo sottostante. Credo solo, osservo che siamo diventati meno inclini a stare insieme agli altri, e portati a restare soli con noi stessi, rinunciando a un certo tipo di vita che diventa dispendioso. la crisi esistenziale forse, ma anche le esigenze economiche che ci vengono imposte da questa crisi globale che porta a sceglierci di isolarci per risparmiare le risorse vitali per gli anni della pensione. Potrebbe anche essere così, non posso però dire altrettanto di mio padre, ognuno pensa come meglio crede e organizza di conseguenza la propria vita secondo dei sani principi. 

Lui probabilmente rivestì il suo risentimento verso determinate persone, col tempo se lasci correre gli amici, alcuni amici non tutti sia chiaro, si prendono molta confidenza, si appropriano del tuo essere. Tu gli concedi un dito e loro si prendono tutto il braccio, forse in questa condizione lui decise che doveva fare qualcosa perché si sentiva che era lui troppo buono nei loro confronti o magari erano loro incapaci di adeguarsi con il suo pensiero che cambiava col tempo. Ma forse era qualcosa di completamente diverso? Forse decise che non era abbastanza buono? Forse è andato attraverso i cambiamenti interni che gli fecero sentire meno necessario il contatto con le persone? Purtroppo non c’è più, Non potrei nemmeno chiederlo a lui. Ho però il sospetto che, nel caso fosse ancora qui con noi, mi avrebbe detto che non ricorda. 

Non sono sicuro che qualsiasi esperienza di mio padre è stata necessariamente rilevante per la mia vita. Cosa c'è di diverso rispetto a me? Ho deciso che le persone non sono abbastanza buone? Ho deciso che non sono io abbastanza buono? Mi piace forse coltivare il tempo da solo? Sto in un limbo decisionale per identificare quali connessioni voglio mantenere? Sto creando spazio per le cose nuove che non sono ancora arrivate?

Non lo so. Credo che tutto questo derivi dalla forzatura dell’essere solo, per giunta in terra straniera, in più lontano dai miei cari, dagli amici di sempre con l’unico contatto, effimero finché si vuole, di facebook e del mio blog che avvicina me agli amici, ai conoscenti a quelli che mi apprezzano anche se, in realtà io sono qui sempre solo e loro sono là ognuno, a casa propria con famiglie, cani e gatti e pure i pesci rossi. Cosa cerco io nella vita?

La solitudine? No, la solitudine no. Non mi piace restare da solo.


Allora che cerco?


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Giusto o Sbagliato?

"Preferisci avere ragione, o preferisci essere felice?"Tale questione è rimasta nella mia mente per circa due decenni. Non ricordo se era un terapeuta, un manuale di auto-aiuto, o mia madre, che per primo me lo disse. Io mi sono sempre impegnato con gran valore per essere dalla parte giusta nella mia vita. Ma non sono sicuro che alla fine, tutto questo impegno mi abbia veramente portato dove volevo essere.Tutti vogliono avere ragione. In alcune situazioni, c'è una risposta giusta e, piaccia o no, qualcuno è nel giusto e qualcuno non lo è. In altri casi, è puramente una questione di opinione. Ci sono casi in cui il costo di "essere sbagliato" è elevato (per esempio, "A che ora era la partenza del volo?"). Ci sono molti più casi in cui la conseguenza è trascurabile (per esempio, "In che anno è uscito quel film?")Sembra che secondo come ci aggrappiamo al giusto e sbagliato, ha più a che fare con chi siamo veramente piuttosto dell'importanza della questione.Ultimamente, ho iniziato a perseguire una strategia che pare dia anche buoni frutti, cioè "permettere a altri di aver ragione" e questo il più delle volte nelle discussioni a cui partecipo.
Non perchè abbiano sempre ragione gli altri e io torto, no assolutamente, solo per dare a loro la sensazione di aver ricevuto una ragione che non gli compete pur sapendo di aver torto con la presunzione di ripristinare la verità. Non ci crederete ma la maggior parte di coloro che si prendeno la ragione pur avendo torto marcio, non ammette di aver torto, anzi gongolano con quella ragione ingiusta e ci vanno a nozze e magari rincarano anche la dose, calando il carico da quindici, cioè facendo notare ancora di più delle ragioni che in realtà non esistono.
In realtà, io non sono sicuro che sia corretto questo mio atteggiamento. Diciamo che l’ho fatto più spesso recentemente di quanto l'ho fatto in passato, volevo vedere quanto l’essere umano sia capace di accettare la verità o la menzogna e saper distinguere le due situazioni e opporsi quando si crede di non essere nel giusto. La cosa più importante che ho notato è che nessuno vuole sentirsi dire di "aver sbagliato", ho ragione quindi quando dico che tutti gli uomini sono opportunisti, il vecchio concetto de “l’occasione fa l’uomo ladro”.
Però se io acconsento a cedere la ragione a altri, allora l'argomento di cui si discute, spesso, assume toni interessanti, procura risultati e opportunità per la costruzione di una giusta relazione, invece di costruire un muro di separazione, perchè alla fine unisce e non separa.Anche se a volte ci si sente peggio perchè abbiamo dato la ragione al nostro interlocutore e ci siamo assunti tutta la colpa, ecco che alla fine il nostro stato d’animo migliora, perchè non abbiamo avuto un contrasto con la persona, un’accesa discussione sulle priorità, sulle colpe, sulle responsabilità. Penso quindi che sia perché stiamo spendendo il karma, per così dire. Se lasciamo correre, se lasciamo perdere di metterci a discutere per questioni che non si risolveranno mai e risolviamo tutto attraverso una nostra ammissione, giusta o sbagliata che sia, e soprattutto senza conflitti, ecco che si risparmia di emettere energia negativa, e con questa i radicali liberi che ci rovinano la salute.
Ecco qui, e qual è la conseguenza? La questione più difficile è quella di sentirsi sempre a posto con la sensazione di essere “sbagliato” anche quando qualcuno vi dice: "Io credo di non sbagliarmi se ti dico che ......." Qualunque cosa sia, se non suona bene per voi, allora vorrete confutare. Ma questo è il loro punto di vista. È la loro verità. Non potete aver voi ragione su quello che altri pensano, ognuno ha la propria verità e ci sarebbe da discutere per sapere quale sia corretta e quale no ma ritorniamo all’inizio di questa storia, e poi non si finisce mai di discutere.
Piuttosto che discutere o confutare, se voi solo ascoltaste prendendo in considerazione la validità delle parole altrui? Non vi cambia la vita se lo fate, le vostre certezze restano vostre, quando la conversazione finisce ognuno ritorna per la propria strada e ognuno ritorna a credere quello che sembrava giusto a se stesso, allora perchè discutere? È spaventoso a volte scoprire che è possibile evitare semplicemente un litigio appropriandosi temporaneamente di un torto fine a se stesso. Non è difficile perdere il controllo certe volte. E non è nemmeno facile mantenerlo.Non c'è da stupirsi siamo così inclini a cercare di avere ragione, ma questo non paga, vale la pena perdere la serenità per un punto di vista?


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Preghiera


Non è realmente importante credere a un Dio piuttosto che un altro, ogni idealizzato Messia sta nel cielo di tutti o quasi gli uomini, che poi si chiami Gesù, Buddha o Allah è solo una questione culturale.
Nel supermercato della fede non si vende o si regala nulla, stanno tutti li pronti a essere raccolti da un essere umano che creda in loro per indicargli la retta via.
No, quello che veramente dovrebbe essere importante è credere, e quindi pregare per quello che si crede, autosuggestionarsi dell'esistenza reale, non fisica, in forma spirituale ma realistica, del Dio che noi amiamo e preghiamo.
Adesso so che saranno tanti quelli che mi apostroferanno come un miscredente e troveranno in questo pensiero un'offesa verso una religione piuttosto che un'altra. Assolutamente no, io sono aperto a qualsiasi religione, le accetto tutte e le rispetto, quello che chiedo è che tutte rispettino me, rispettino la mia fede reale, anche se possa sembrare falsa, rispettino la mia immagine, rispettino il mio essere uomo. Non si può pretendere che io sia fedele a una specifica religione e che mi comporti secondo i canoni di una specifica religione piuttosto che un'altra, questo no. 

Sono libero di scegliere a quale Onnipotente Signore Creatore di tutte le cose credere, e se non si tratta di un onnipotente potrei deviare il mio pensiero e fede verso un profeta che accetti le mie preghiere devote anche senza mandarmi una ricevuta di lettura. In definitiva sì, pregare per donare noi stessi, per ricevere comprensione, partecipazione e affetto, non certo per vincere al superenalotto o lotteria di capodanno, che siamine, cerchiamo di essere seri. La preghiera è forza, lo è veramente, la preghiera rafforza l'uomo che acquista un potere che non credeva di avere.  Non sono quindi d'accordo con chi elenca come se fosse una lista della spesa, la spesa dei desideri, quello che vorrebbe Egli possa esaudire. No, perchè tutto sommato Egli sa cosa sta facendo e come si pone nella mente dei propri fedeli e quindi, leggendo nel pensiero di tutti quelli che in lui credono, automaticamente conosce quella lista. Io sono certo che Egli, il mio ma anche il tuo, il suo, il loro Dio conosce già quella lista. 

Non è un genio ma è onnipotente, e anche se non fosse onnipotente, anche se non è ovunque Egli sa, o dice di sapere e a te dovrebbe bastare perchè quello che ti preme veramente è che esaudisca i tuoi desideri, poi a quelli degli altri che ci pensi dopo. Per quello tu preghi, o forse no, ma non lo puoi sapere perchè Egli in effetti non ti viene a informare sui pensieri altrui. Potrei dunque condividere i miei pensieri, desideri, ma non potranno cambiare il risultato. Quindi parte delle mie preghiere servono a ottenere quello che riesco a materializzare, è un segno divino quando si materializzano, significa che la mia preghiera ha vinto come, quando e dove serviva. Con questo posso dire di vedere la sua mano in tutto questo. Il problema semmai riguarda capire a quale Dio appartiene quella mano benevola che ha compiuto un gesto nei miei confronti.

Evidente che quando parlo di me io parlo di voi, idealizzo in me un individuo qualsiasi fra tutti quelli che credono a un sovrano divino, comunque si chiami. Come pure è evidente che dovrei scoprire a chi quella mano appartiene, affinché io possa in seguito e se lo ritenessi necessario, indirizzare le mie preghiere per ottenere un beneficio realizzabile in tempi brevi, altrimenti spreco del tempo e il tempo fugge.

Poi però penso che sarebbe anche ora di ascoltare i segnali divini, quelli che implorano di seguire quella voce che sale dal profondo di noi stessi e ordina di fermare lo scempio a cui stiamo portando la razza umana. Anche se a noi non sembra, la specie umana è destinata a un rapido declino verso l’estinzione se solo dovessimo continuare con queste cattive abitudini. Io prego, prego che l’uomo riconosca di essere cinico e insensibile ai problemi dei propri simili, prego che finalmente si riconosca la donna pari a noi, perchè non è donna ma noi stessi sotto altre spoglie, siamo figli della stessa madre. Prego  affinchè il mondo non precipiti in quel baratro dove noi uomini lo stiamo spingendo. A volte mi sento sopraffatto da tutte queste responsabilità, Ritengo di aver dato abbastanza, e sento una voce che mi chiede di più, uno sforzo sovraumano per realizzare un sogno impossibile. 


Forse è Dio quella vocina nel tuo cuore? Non sono sicuro che sia solo il nostro ego che parla. E se lo fosse invece? Se io riconosco erroneamente come quella di Dio la voce che sento e poi commetto un clamoroso errore, che danno potrò io arrecare alla mia fede-non fede?


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Una storia di Natale




Sono sempre stato appassionato dal Natale, e credo che mi sarebbe piaciuto scrivere un romanzo con un tema vacanza più di ogni altra cosa. 

Ho esitato, però, perché mi sento come se non ci fosse alcun modo per scrivere un romanzo sul Natale, soprattutto per la mia prima volta da autore, perché potrei anche non avere successo. 

Ma io non scrivo per il successo, per me scrivere è per il piacere di scrivere, se poi verrà anche il successo non potrò che essere felice.

E penso che sia in parte perché ci sono solo così tante cose che si possono fare con un romanzo sul Natale. La mia idea è quella di una storia raccontata nel punto di vista di un ragazzo adolescente depresso come sono depressi tutti i ragazzi che si affacciano alla vita, paure, riflessioni, domande senza risposte, questo ragazzo dovrebbe passare un altro Natale con la sua famiglia di origine e loro sono eccessivamente preoccupati, voglio dire che sono contenti di accogliere quel figlio ma preoccupati di poterlo deludere, forse perché sentono in cuor loro di non essere o non sembrare quello che lui dovrebbe aspettarsi. 

Ma un ragazzo che rivede per la prima volta la sua famiglia di origine vorrebbe solo ricevere quell’affetto che è mancato in cuor suo per troppi anni, sorvolerà su tutto il resto. Volevo raccontare questa storia di questo suo Natale insieme a diverse parti dei Natali passati, con ogni capitolo per ricordare un Natale trascorso in solitudine, solo con il suo cuore e il sentimento e l'affetto per quella famiglia che lui sente vicino ma che non ha, e vorrei scrivere anche per un confronto con il presente, andando indietro al più lontano Natale, al suo primo Natale dopo aver perso la famiglia d’origine, prima che fosse dato in adozione perchè loro non potevano più prendersi cura di lui. 

L’ho pensato come un libro serio, comprese tutte le sensazioni, le luci e i colori, i sentimenti e le emozioni, l’amore e l’affetto anche la sensazione magica del Natale. C'era un modo per fare questo lavoro? Non posso dire d’aver letto troppi libri di Natale. Il mondo non sembra mai stanco di libri di Natale. Forse una storia così potrebbe piacere alla gente? Chi la legge potrà forse impaurirsi pensando che potrebbe capitare a loro stessi? Nei rapporti con le paure della vita, penso che la paura e la preoccupazione sono un problema primario. 

Ci preoccupiamo perché cerchiamo la sicurezza dei nostri posti di lavoro, del nostro reddito, dei nostri conti pensionistici. Ci preoccupiamo perché misuriamo un nostro valore l'accettazione da parte degli altri, o delle nostre realizzazioni. Preoccupazione e paura sono quelle che si ottengono quando le cose della vita soppiantano il voler vivere la vita come viene. Non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete. Per noi la vita vale più del cibo e il corpo più del vestito. 

Non abbiate paura!

Buon Natale, Buon Natale!


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L'anno che verrà...




Per quanto ho goduto di questo blog in un recente passato ho deciso di iniziare il prossimo anno in modo diverso. Diverso per via di molte ragioni, perchè sento che il mio stile di scrittore andava deteriorandosi in polemiche non costruttive, perchè la grinta e l’arguzia che hanno sempre rappresentato il mio pungente linguaggio andava perdendosi nel vago tentativo di ripristinare un senso logico alle mie parole o semplicemente perchè voglio tornare a essere il Sergio Balacco dei primi articoli, l’uomo inafferrabile, lo scrittore dotato di un raro senso e capacità di sintesi che evidentemente manca a molti colleghi, in particolare certi americani, ahime di successo, che per spiegare un concetto spendono oltre cinquecento pagine di parole. Se leggete questo perchè siete miei affezzionati lettori del mio blog, fate parte della mia famiglia allargata, molto allargata di lettori, oppure siete un amico e volete sapere cosa sto archittettando e che c'è di nuovo nella mia vita. Gli amici sanno già come raggiungermi così lasciatemi una nota o meglio ancora, chiamatemi! 
Preferirei parlare con voi poi ci domanderemo se avete letto l'ultimo aggiornamento. 
Se leggete questo blog per vedere cosa c'è di nuovo nella mia testa ecco che forse non capirete veramente tutto di me, delle tragedie di questo mondo e anche delle mie magari solo mentali... o no? delle emozioni e ispirazioni e delle sensazioni che ho avuto durante questo anno. Questo è stato il mio primo in questo blog, l’estensione del mio pensiero, la rabbia che avevo dentro e forse da qualche parte ancora c’è si è riversata in lettere multicolori su un foglio bianco che voi leggete, anche se io ho perso tempo e risorse sulle bacheche di altri forum e blogs, o nelle gallerie sui miei siti preferiti, e magari anche in alcuni nuovi siti, non ho mai dimenticato il mio blog, anzi ho trasferito, trasformando pensieri in parole quello che leggevo e le sensazioni ma anche le umiliazioni che provavo. Nel frattempo ho una nuova vita da vivere, ogni nuovo anno è una nuova vita, il prossimo è l’anno del serpente quello che ricorre ogni dieci anni nel calendario cinese, un anno speciale per me come lo sono stati tutti quelli che finivano con un tre. Ricordo con affetto il 2003, anche il 1993 fu un anno speciale, ho buoni ricordi per il 1983 e sicuramente li avevo anche per l’anno di dieci anni prima. L’anno che verrà sarà dunque speciale e mi devo preparare bene all'evento, non devo tralasciare nulla e ricordarmi di tutti gli amici e compagni di mille avventure reali o virtuali non importa, l’importante è ritrovarsi e continuare a sentirci uniti per la vita. 

Dalla mia ultima entrata mi sono commosso, ho forse perso e sicuramente guadagnato amici, mi son perso familiari untuosi, opportunisti, incongruenti, ho ritrovato l'amore incondizionato per le belle cose della mia vita, mio figlio, leggere libri interessanti, essere creativo in modi diversi, ho provato alcune nuove emozioni e imparato importanti lezioni di vita. Ho lasciato correre eventi passati, ammuffiti, inutili, ho accettato compromessi, ferito nel profondo dell’anima chi si meritava di esser ferito, ho guarito cuori e sentimenti, mi sono addolorato e ho amato le sensazioni e i pensieri scaturiti dal profondo dell’anima. Per quelli di voi che hanno avuto il tempo di leggere il mio mondo, vi ringrazio per il vostro tempo e vi lascio con questi pensieri da ricordare: 

• La vita non è giusta, ma è ancora buona 
• In caso di dubbio o di crisi, ricominciate il cammino con un piccolo passo. 
• Non c'è abbastanza tempo per perderlo a odiare qualcuno, la vita scorre via. 
• Accettate di essere in disaccordo ma sappiate che fa male davvero. 
• Quando piangete, piangete con qualcuno perché sarete consolati, da soli potete solo piangere. 
• Fate la pace con il vostro passato in modo da non rovinare il vostro presente. 
• Non paragonate la vostra vita a quella degli altri, perchè non avete idea di quale sia oggi il loro cammino. 
• Se una relazione deve essere un segreto, non dovreste farne parte. 
• Fate un respiro profondo vi calma la mente 
• Sbarazzatevi di tutto ciò che non è utile, bello o gioioso. 
• Ricordate che non è mai troppo tardi per avere un'infanzia felice, ma la seconda dipende da voi e non da altri 
• Bruciano le candele, bevete del buon the, indossate i vostri capi migliori, oggi è la speciale occasione che stavate aspettando. 
• Sapere che ciò che gli altri pensano di voi non è affar vostro. 
• Il tempo guarisce quasi tutto .... Dare tempo al tempo. 
• Non prendetevi troppo sul serio ... nessun altro fa. 
• Credete nei miracoli della vita. 
• Comunque buona o cattiva che è la situazione, vedrete che cambierà. 
• Avete già tutto il necessario, anche se non è possibile vederlo. 
• Restituisci sempre in buone azioni quello che ricevi, anche se ricevi cattiveria. 
• Tutto ciò che conta davvero, alla fine, è che hai amato. 

Mentre mi dirigo verso l'inizio del prossimo decennio della mia vita, ricordo come ho sempre detto a mia mamma che il mio sessantesimo compleanno e i dieci anni a seguire sarebbero stati i migliori anni della mia vita e oggi io sono più sicuro che mai di quello, bisogna crederci.
Continuate a contare i vostri successi nella vita ma anche gli insuccessi, scrivete tutto in un libricino e tenetelo con voi sempre, servirà per rileggerlo quando ne avrete necessità; riconoscete chi siete veramente, siate onesti su ciò che volete nella vostra vita e non accettate di meno; siate preparati per il cambiamento, e so che, se non siete già lì, il vostro anno è in arrivo, il mio ...  è già quasi arrivato, sento che bussa alla porta...... 



Oh, un'altra cosa, non dimenticate che la vita è per vivere .......


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VICENDEVOLMENTE



Vicendevolmente, reciprocamente. Quello che io ti regalo tu lo regali a me. In altre forme altrimenti si tratta solo di un mero passaggio di idee da un individuo all’altro. Stiamo parlando di idee o di situazioni o forse di oggetti? Parliamo di idee e pensieri scaturiti dall’anima? Che idee potremmo mai avere ora che siamo all’ultima spiaggia, quale reciprocitá potrá esistere ora che non abbiamo piú nulla da dividere fra noi se tu vuoi andartene e io restare? Qui non si tratta di famiglie ma di popoli, di un popolo vissuto giorno dopo giorno con la certezza che ognuno era l’ultimo e adesso che siamo praticamente alla fine ci illudiamo che forse qualcosa possa ancora esser salvato e sperare e tornare a un recente passato.
Illusioni?
Vicendevolmente abbiamo diviso anche la ricchezza? Il pensiero corre veloce come una goccia di sangue che scivola via lungo uno stretto canale di pensieri, i pensieri dell’anima che sceglie la libertá. Mi libero da questo stato d’incoscenza voglio viaggiare lontano nel tempo. Chi siamo? Non abbiamo diviso la tua ricchezza materiale come io non ho diviso la mia ricchezza mentale con te. Io sono povero con la pretesa e  forse desiderio, ma è solo un sogno che potrebbe avverarsi, di diventare ricco fuori, dentro lo sono già. Tu puoi continuare a essere ricco di tutto il materialismo che la tua condizione permette, ma della mia ricchezza non potrai aver nulla. Sarà solo mia e a te nemmeno le briciole.
Chi siamo?
Siamo pedine in una scacchiera non solo di bianchi e di neri ma di gialli, verdi, rossi, blu. Le regole non sono le stesse e quello che va bene a te non vale per me e reciprocamente è tutto capovolto e ritorniamo alle origini. Tutto deve andar male affinché tu possa rimanere in un mondo diverso dal mio. Sei realmente in un mondo di desideri o è frutto solo della mia mente?
Vivo con la consapevolezza che il mio status vivente serva solo a permettere a gente come te di vegetare, vivo con la certezza che un giorno tutto questo cambierà e i neri saranno bianchi e tutto girerà al contrario.
E vicendevolmente io sarò ricco e tu povero.  


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Emergenze


Immagina: vivi in Lombardia e vedi alla TV un servizio dal vivo, in diretta, di un catastrofico incendio in Toscana. Tua moglie e tuo figlio si trovano lì, trascorrono le vacanze in un agriturismo perso nelle campagne del grossetano (la cronaca di questi giorni aiuta la fantasia)!

Provi a telefonare, ma le linee sono intasate, le chiamate non arrivano a destinazione. Cosa si può fare?

Contatti la Croce Rossa Italiana, provi a visitare il sito web per cercare un numero di telefono, un’informazione, quell’informazione che ti tranquillizzi. Trovi il numero, chiami, al telefono risponde una voce assonnata, si fa ripetere più volte la storia, sei nervoso, ansioso, non ottieni risposte da ore e quell’astioso funzionario sta solo facendoti perdere del tempo. Per la terza volta ti richiede di fornire informazioni specifiche come il nome della vittima e l'indirizzo o numero di telefono. Vittima? Quale vittima? Ancora non sai se sono stati coinvolti nel colossale incendio, e questo idiota ti parla di vittime? Sbatti la cornetta con violenza e chiami i Carabinieri, la Guardia di Finanza (che non conosce la situazione), la Guardia Forestale “si sappiamo qualcosa ma è nel grossetano, noi siamo in Sardegna... riprovi con la Toscana” Come fai a chiamare la Toscana se il numero è unico per tutta Italia? Alla fine realizzi che forse i Vigili del Fuoco ne sanno di più... Chiami e nemmeno loro ma, la voce dall’altro capo del filo è un padre come te, capisce la tua angoscia, la paura. “Aspetti” ti dice “faccio una prova, vediamo...”

E dall’altra parte ti rispondono i Vigili del Fuoco di Grosseto, professionali e sereni pur nel caos che un incendio di quelle dimensioni può generare. “Stia tranquillo, non ci sono vittime e i nomi che mi ha dato non risultano” ti senti scoppiare, vorresti abbracciarlo, senti il cuore che va a mille “Mi dia il suo numero di telefono, non si potrebbe ma a volte facciamo un eccezione...” A volte i miracoli avvengono, e quando senti tuo figlio al telefono “Papà’” la tensione lascia spazio alla commozione e piangi a dirotto, sono salvi, sono salvi!

E se sei tu la possibile vittima e devi lasciare la tua casa? Come puoi far sapere a tutti di star bene? Sei uscito di fretta, non ha potuto chiamare, informare nessuno, le linee telefoniche erano intasate. Fuori gente spaventata come te. Sali con altri sui pulmann che ti portano lontano da casa tua, nella concitazione perdi il telefono, non sai dove ti trovi, perdi la cognizione del tempo e nessuno ti aiuta...

Quando pensi di impazzire e arguisci che questa volta l’infarto ti prende ecco una voce “Signore la posso aiutare?” Ti volti, c’è un giovane, distinto serio, tranquillo, ti porge un cellulare e tutto assume contorni nitidi e decisi.

Vorresti abbracciarlo, ti sorride, sembra un angelo. “Sto bene, sono vivo, sono in salvo...”

Questo in Italia, pensate se fosse successo di là dell’oceano.

Siete nel vostro appartamento al ciquantesimo piano di un grattacielo a New York, moglie e figlio sono in vacanza nel Vermont, alla TV parlano di un grandioso incendio, proprio lì, adesso. Panico, che faccio?

Niente panico, andate sul sito web della Croce Rossa americana, e iscrivete nella lista delle possibili vittime il nome dei vostri cari, a stretto giro di posta verrebbe da dire, in Italia siamo ancora legati alla posta come gli americani al pony express solo che per loro è un vecchio e caro ricordo, per noi una dolorosa attualità, un pop-up ti dice che nella lista delle vittime non ci sono i loro nomi.

Un link vi spiega come ottenere assistenza, un altro vi invita a lasciare il messaggio "contattare i familiari". Fornire le stesse informazioni specifiche che il poco solerte funzionario italiano cercava di conoscere con modi irritanti, vi sembrerà quasi normale, siete orgogliosi di lasciare i loro nomi, l'indirizzo, il numero di telefono. Loro si sono registrati, lo sai, le regole son fatte per essere rispettate, riceverai presto un loro messaggio e nel frattempo loro riceveranno il tuo.

In minuti, non ore o giorni, minuti!

Non aspetterai ore di angoscia ma minuti di serenità, la chiamata arriva presto, “Siamo in salvo, ci vediamo a casa, che paura papà....”

Questo è come dovrebbe funzionare. La Croce Rossa dovrebbe aiutare le famiglie sfollate a comunicare dalla zona del disastro con i propri cari al di fuori dell'area. Le vittime sono obbligate a registrarsi, si registrano selezionando e pubblicando messaggi standard per la famiglia e gli amici che indicano che sono al sicuro e in un rifugio, albergo, o un altra casa, e si metteranno presto in contatto, non appena possibile.

Questa si chiama organizzazione, da noi assume un nome diverso, angosciante, che spaventa, da noi si chiama “Arte del sapersi arrangiare”. Meno male che ogni tanto incontriamo un angelo e le tensioni si allentano. Possiamo vivere così noi?

Tutti dalla Croce Rossa Italiana ai Vigili del Fuoco, dai Carabinieri alla Polizia passando per la Guardia Forestale, la Guardia di Finanza e le Guardie Carcerarie (mettiamoci anche loro) dovrebbero sapere quanto sia importante il contatto famiglia durante un'emergenza, sia per le vittime che per i loro cari. Purtroppo in Italia La Croce Rossa non serve più per queste emergenze, ha assunto più un ruolo rappresentativo, istituzionale, di circostanza lasciando il compito del soccorso ad altre forze che nulla possono nei confronti del cittadino inerme in confronto con quelle della natura. Dovrebbero saperlo, conoscere queste emergenze e fronteggiarle con professionalità e invece....

Questa è l’Italia!

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Tempo di amare


Non so voi, io spesso sento che non potrò restituire tutto quanto ho ricevuto.

Quando mi guardo intorno e vedo le persone che mi vogliono bene, le esperienze che ho avuto, le cose che ho, sento che il mio cuore è pieno. Credo sia una sensazione comune, vi potete sentire allo stesso modo. Quando guardo tutto quello che succede nel mondo: la povertà, la miseria, le guerre, la fame e tutto ciò che da essa scaturisce, mi sento che non potrò mai fare abbastanza per respingere quello tsunami di bisogni. Mi sento indifeso di fronte a tutto questo.

La risposta a entrambi i problemi è la stessa. Amare, dare amore e riceverne proprio ora, in questo momento. Amore immateriale nelle piccole cose di tutti i giorni, un gesto gentile sul tram, al parcheggio, amore per gli animali, quando cediamo il posto ad un anziano sull’autobus o aiutiamo ad attraversare la strada qualcuno che da solo non può farcela. Questo è sufficiente, quello che io posso dare in amore arriva ad ogni capo del mondo, il mio amore viene condiviso, ognuno condividerà l’amore che ha ricevuto con altri che a loro volta lo scambieranno con altre persone e tutto il mondo vivrà di questa grande condivisione di amore anche se io non potrò mai incontrarli. In tutti i casi, rispondendo ai bisogni più elementari della gente è già un gesto d’amore e fa la differenza. Non sono in grado di risolvere tutto da solo e per sempre, ma è tutto quello che posso fare io in questo momento.

E così si può! Davvero.

Bisogna rispondere in modo significativo ai bisogni più elementari del mondo. Noi, tu ed io possiamo davvero fare la differenza. Le risorse ci sono. Dobbiamo solo aprire le mani e dare quello che possiamo oggi. Puoi farlo anche tu. Non importa se pensi che non hai conoscenza, risorse, un mio piccolo gesto, il tuo piccolo gesto possono risolvere il problema più grande di questo mondo.

C'è abbastanza speranza, pace, cibo, acqua, amore per tutti.

E' tempo per rispondere.

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